Archivo mensual: julio 2016

PERU´: La storia di Tania Pariona, da bambina lavoratrice a parlamentare. Intervista di Morsolin per rivista Cipsi

tania 2 juramiento

“Ho iniziato a lavorare quando avevo 8 anni per aiutare la mia famiglia visto che siamo in 7 fratelli. Siamo dovuti emigrare dalla campagna alla città di Ayacucho a causa della violenza politica e terroristica di Sendero Luminoso. In città ho fatto vari lavori: vendevo gelati, aiutavo mia madre a vendere vestiti e verdure nel negozietto al mercato popolare, ho lavorato anche in un orfanotrofio con mia sorella. Per una famiglia numerosa come la nostra, come tante nel Sud del Mondo, è normale dover lavorare fin da piccoli per aiutare la famiglia e lottare insieme contro la povertà”, spiegava Tania Edith Pariona Tarqui, 17 anni, rappresentante del Movimento nazionale dei Nats (Niños, Niñas y Adolescentes Trabajadores, nell’acronimo spagnolo) che nel Perù coinvolge ben 15.000 baby sindacalisti.

Era il 17 ottobre 2002 e Tania lasciava attoniti vari senatori della Commissione Bicamerale per l’Infanzia nell’audizione con la rete nazionale Italianats.

Durante le elezioni presidenziali dello scorso 11 aprile 2016, Tania Pariona viene eletta parlamentare nazionale per il partito Frente Amplio. A sinistra, interessante l’exploit di una candidata donna, Veronica Mendoza di 35 anni che sta riuscendo a mobilitare simpatie ed attivismo in una nazione composita e diffidente agli esperimenti; il suo Frente Amplio por Justicia, Vida y Libertad è una coalizione di forze politiche di sinistra dove spicca anche Marco Arana Zegarra, esponente della teologia della liberazione espulso dalla Chiesa cattolica per ordine di Mons. Luis Cipriani, espressione dell’Opus Dei che cerca di frenare il riformismo di Papa Francesco.

Leggi intervista completa alla neo parlamentare Tania che ha giurato lo scorso 22 luglio 2016 sulla Rivista del CIPSI:
Numero 3/2016 di “Solidarietà Internazionale”

 Da bambina lavoratrice a parlamentare di C. Morsolin. La storia di Tania: di Ayacucho, da bambina lavoratrice a parlamentare. Rappresenta il movimento dei giovani lavoratori, Nats. La visione della vita delle Ande e dei popoli indigeni. Un percorso di cambiamento collettivo.

http://solidarietainternazionale.it/2016/06/numero-32016-di-solidarieta-internazionale/#respond

Tania juramiento julio 2016

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Diritti dei popoli, sempre più necessari, articolo di Morsolin per Unimondo

Lelio basso chiusura 5 luglio 2016

“Globalizzazione e diritti fondamentali, a 40 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli” e’ il titolo della conferenza internazionale che ha riunito a Roma esperti da tutto il mondo tra il 4 e 5 luglio 2016.

Francesco Martone, gia’ Senatore PRC, mi commenta che “oggi a 40 anni dalla Dichiarazione di Algeri sui diritti e l’autodeterminazione dei popoli, nata dall’intuizione e impegno di Lelio Basso. Alla Dichiarazione fece seguito la creazione del Tribunale Permanente dei Popoli, del quale da quasi un decennio ho onore di far parte, e la Fondazione Basso. Due luoghi, soggetti, realta’ fondamentali nel corso di questi quattro decenni, per chiunque abbia a cuore la giustizia, i diritti umani, l’autodeterminazione dei popoli”.

“E’ questo popolo, soggetto collettivo, titolare del diritto alla sopravvivenza, che si deve rivoltare contro questo nuovo tiranno collettivo, quello dei mercati”, cosi’ il giurista Luigi Ferrajoli  conclude il suo intervento di apertura.

Continua a leggere:

http://www.unimondo.org/Notizie/Diritti-dei-popoli-sempre-piu-necessari-158717

Mons. Lucio Alfert (Chaco) dénonce l’injustice du procès de Curuguaty, article de Morsolin

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Depuis le massacre de Curuguaty, le 15 juin 2012 (11 paysans et 6 policiers tués), Eglise Catholique (avec le leadership du Mons. Medina – Evêque de Misiones et de Mons. Lucio Alfert – Chaco) est très mobilisé sur l’accompagnement des personnes emprisonnées abusivement, de leurs familles et des paysans, afin qu’ils réoccupent leurs parcelles.

Le procès de l’affaire a présenté, dès le départ, en juillet 2015, de nombreuses irrégularités et, très rapidement, l’enquête judiciaire accuse 11 paysans d’invasion de terre et de tentative de meurtre, au lieu de se reporter aux faits. La police est seulement présentée comme victime, aucune recherche n’est faite autour de la mort des paysans. La société civile réclame donc : « Qué paso en Curuguaty ? »

La situation de déliquescence de l’Etat de droit au Paraguay se traduit également par une justice corrompue qui a jeté en prison les paysans sans terre, survivants du massacre de Curuguaty le 15 juin 2012 et laissé en liberté ses véritables responsables. Ce massacre avait alors servi de prétexte a la destitution de Fernando Lugo, ex Evêque de la théologie de libération.

Les Partis de Gauche de le Parlement Européen (Gue-Ngl) condamne cette escalade criminelle et renouvelle son soutien inconditionnel aux forces progressistes, aux organisations paysannes comme Via Campesina y . Nous demandons la libération des prisonniers politiques de Curuguaty et souhaitons que la justice internationale fasse toute la lumière sur cette affaire.

Varios obispos progresistas se unen a los movimientos sociales para denunciar la falta de justicia en fallo de Curuguaty

http://www.alainet.org/es/articulo/178782

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Paraguay: Vescovi progressisti denunciano ingiusta condanna contadini del caso Curuguaty, un anno dopo visita Papa Francesco, nota di Morsolin

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Lunedi scorso il tribunale ha inflitto pene durissime ­– dai 4 ai 30 anni di carcere – agli undici contadini ritenuti responsabili della morte di 17 persone durante lo sgombero di un terreno occupato in Curuguaty.

Le tomas de tierra (insediamenti abusivi) sono frequenti nel Paese, il primo al mondo per concentrazione della terra in poche mani e citato esplicitamente nella “Laudato si’”: il 2,5 per cento dei latifondisti possiede l’85 per cento della superficie coltivabile disponibile. Almeno 300mila contadini, al contrario, sono “senza terra”. Sono questi ultimi, in genere, i protagonisti delle occupazioni.

Nel 2012, 70 famiglie si insediarono abusivamente nei terreni dell’azienda Campos Morumb. Il 15 giugno, 250 agenti cercarono di sgomberarli: negli scontri morirono 11 contadini e sei agenti. La strage portò, inoltre, all’impeachment nei confronti dell’allora presidente, Fernando Lugo (ex vescovo della Teologia della Liberazione ) e al ritorno al potere del Partido Colorado che con la dittatura Stroessner da 61 anni perpetua una narcodemocrazia.

Nel paese governato dalle mafie del latifondo e del agrobusinesss, le gravi condanne dei contadini significano l’impunita’ e la responsabilita’ politica del Presidente Cartes, come hanno denunciato anche Vescovi della Chiesa Cattolica come Mons. Medina (Misiones) e Mons. Lucio Alfert (Chaco) , un anno dopo la visita in Paraguay del Papa Francisco.

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Paraguay: Varios obispos progresistas se unen a los movimientos sociales para denunciar la falta de justicia en fallo de Curuguaty, nota de Morsolin

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Once personas fueron condenadas el lunes a penas de entre 4 y 30 años de prisión por el tribunal del caso Curuguaty, matanza que además causó la destitución en un juicio parlamentario del Presidente Fernando Lugo, actual senador del Frente Guasu y ex obispo de la Diócesis de San Pedro, inspirado en la teología de la liberación.

El caso Curuguaty (este de Paraguay) se refiere a un operativo realizado el 15 de junio de 2012 por varios centenares de policías, que acudieron a desalojar a unos 70 campesinos de las tierras que habían ocupado para pedir que se integraran a la reforma agraria.

Durante el desalojo se produjo un tiroteo en el que murieron once campesinos y seis policías.

Los once labriegos condenados fueron juzgados en relación a la muerte de los seis policías, mientras que la Fiscalía nunca investigó el fallecimiento de los once campesinos que perdieron la vida.

El editorial del diario “Última Hora” del día martes 12 DE JULIO titula: “Curuguaty: dura sentencia tras una cuestionada investigación” y denuncia que “al no haber podido garantizar una investigación ecuánime sobre el más grave hecho violento en un conflicto agrario ocurrido en la historia reciente, la Justicia paraguaya deja un preocupante precedente: Se ha llegado a la etapa de juzgamiento y con altas penas tras un proceso de investigación de muchas inconsistencias.”(1).

Ricardo Canese (2), parlamentar paraguayo del Mercosur, ha explicado al Observatorio sobre Latinoamérica SELVAS (Milán) los detalles de un proceso que se está demostrando tan arbitrario e injusto.

“El juicio oral de Curuguaty se refiere al enfrentamiento entre policías y campesinos ocurrido el 15 de junio del 2012 que desembocó en la muerte de 11 campesinos y 6 policías, y que fuera el argumento principal del juicio político que destituyó al entonces presidente, Fernando Lugo.

(…) Este injusto proceso tiene  lugar en la misma fecha de aniversario de la visita del Papa Francisco al Paraguay, que dijo el 11 de julio de 2015 en el León Condou: “Para que haya una verdadera cultura en un pueblo, una cultura política y de bien común, debe haber juicios claros, juicios nítidos. Y no, no sirve otro tipo de estratagemas.”

La presencia pastoral de obispos comprometidos en la opción preferencial de los pobres como el obispo del Chaco, Mons. Lucio Alfert, y el obispo de San Juan Bautista -Misiones, Mons. Mario Melanio Medina, debe abrir los ojos a toda la Iglesia de Paraguay como lo menciona el Papa Francisco. No se puede seguir tolerando graves errores como lo de la Conferencia Episcopal de Paraguay que ha apoyado el golpe parlamentario en contra del Presidente Lugo.

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Paraguay: Mercedes Canese denuncia falta de justicia en fallo de Curuguaty

 

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Once personas fueron condenadas el lunes a penas de entre 4 y 30 años de prisión por el tribunal del caso Curuguaty, matanza que además causó la destitución en un juicio parlamentario del Presidente Lugo, actual senador del Frente Guasu.

El caso Curuguaty (este) se refiere a un operativo realizado el 15 de junio de 2012 por varios centenares de policías, que acudieron a desalojar a unos 70 campesinos de las tierras que habían ocupado para pedir que se integraran a la reforma agraria. Durante el desalojo se produjo un tiroteo en el que murieron once campesinos y seis policías. Los once labriegos condenados fueron juzgados en relación a la muerte de los seis policías, mientras que la Fiscalía nunca investigó el fallecimiento de los once campesinos que perdieron la vida.

Mercedes Canese, Vice-Ministra de Energia del Gobierno del Presidente Lugo (2008-2012) ha declarado al Observatorio SELVAS: “Hago tres preguntas sobre ‪#‎Curuguaty.

¿Miente Eduardo Galeano cuando dice que la justicia es como la serpiente que solamente muerde a los descalzos?

¿Podemos ser indiferentes? Y si lo somos, cuando nos toque una injusticia ya no habrá nadie que nos defienda, como sabiamente expresó Bertolt Brecht?

¿Alguien confía en la justicia de Paraguay? ¿O casualmente, en medio de tanta injusticia, ahora la justicia en un ataque repentino de honestidad, dio un fallo justo?

Nadie honesto en Paraguay, nadie con corazón, nadie que quiere dejar un mundo mejor para las futuras generaciones, tan siquiera para su propia familia, puede ser indiferente”.

Ricardo Canese, parlamentar paraguayo del Parlatino, ha comentado al Observatorio SELVAS que “El Frente Guasu solicitó una audiencia con Luis Almagro para tratar la grave situación en la que se encuentran las personas que fueron condenadas este lunes 11 de junio. El Frente entiende que esta situación “pone más que nunca en evidencia la existencia de presos políticos en el Paraguay”. La Concertación Frente Guasu aguardará la respuesta al pedido de audiencia para abordar el grave deterioro de la situación de los DDHH en el Paraguay”.

El EDITORIAL DEL DIARIO Última Hora – MARTES 12 DE JULIO titula: “CURUGUATY: DURA SENTENCIA TRAS UNA CUESTIONADA INVESTIGACIÓN” y denuncia:

“Al no haber podido garantizar una investigación ecuánime sobre el más grave hecho violento en un conflicto agrario ocurrido en la historia reciente, la Justicia paraguaya deja un preocupante precedente: Se ha llegado a la etapa de juzgamiento y con altas penas tras un proceso de investigación de muchas inconsistencias.”

Morsolin Cristiano, experto del Observatorio sobre Latinoamérica SELVAS (Milán) subraya:

“Es muy grave esta injusta condena de los campesinos por parte del Gobierno Cartes que no ha escuchado a todo el pueblo de Paraguay, hasta la Conferencia Episcopal Paraguaya difundió un comunicado en el cual insta a “no condenar a inocentes y absolver a culpables”.

En un país como Paraguay donde el  25% de la población tiene hambre según la FAO, la violación de los derechos humanos es la cara de un gobierno mafioso que Europa no puede tolerar, como ha denunciado en 2013 el bloque GUE-NGL en el Parlamento Europeo”.

El diario madrileño EL MUNDO de España hace referencia a la entrevista de Cristiano Morsolin al Euro parlamentar Klute Jurgen (GUE-NGL) que he personalmente publicado en agencia EA, en el artículo” Acusan al candidato presidencial ‘colorado’ de narcotráfico y lavado de dinero”, publicado el día 13 de abril de 2013 por el periodista Dino Capelli desde Montevideo.

A la denuncia concreta se suman las preocupaciones, formuladas por el eurodiputado alemán Jürgen Klute al periódico EA de Paraguay. “Para la Unión Europea sería muy complicado negociar un Acuerdo Comercial con un gobierno posiblemente vinculado al narcotráfico”, comenzó diciendo Klute.

“Esto comprometería seriamente los esfuerzos legislativos en la lucha que estamos dando desde el Parlamento Europeo contra los flujos ilícitos de dinero y los paraísos fiscales”, agregó.

El diputado alemán señala que la situación es muy rara para el bloque europeo que supervisa el proceso electoral desde hace varios meses. Sobre todo que la posibilidad de que el mismo gobierno ‘golpista’ sea quién organiza las elecciones, y máxime cuando es el partido que aparece con mayores posibilidades de triunfo si se remiten a las últimas encuestas presentadas en el país.

Y allí se refiere a Cartes. “El candidato del Partido Colorado que lidera las encuestas tiene graves acusaciones criminales de tráfico de droga, contrabando y lavado de dinero. La justicia debe clarificar cuanto antes estas acusaciones”.

Lo que se dijo en la 32ª sesión del Consejo de Derechos Humanos de la ONU sobre el caso Marina Cue – Masacre de Curuguaty:

Del Informe del Grupo de Trabajo sobre el Examen

Periódico Universal* Paraguay del Consejo de Derechos Humanos de la ONU.

Página 21:

102.120 Velar por que se lleven a cabo investigaciones imparciales e independientes y procesos penales de conformidad con la legislación vigente, en particular en casos como los acontecimientos ocurridos en Marina Cué en Curuguaty en junio de 2012, a fin de esclarecer las denuncias y enjuiciar a los autores (Alemania);

Página 26:

  1. El Paraguay examinará las recomendaciones que figuran a continuación y les dará respuesta a su debido tiempo, pero a más tardar en el 32º período de sesiones del Consejo de Derechos Humanos, que se celebrará en junio de 2016:

104.1 Establecer una comisión independiente para investigar todas las denuncias verosímiles de violaciones de los derechos humanos relacionadas con las medidas de aplicación de la ley adoptadas en 2012 en Marina Cué (Estados Unidos de América).

Fuente:

https://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G16/075/52/PDF/G1607552.pdf?OpenElement

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Morsolin intervista Deputato Mattiello e Flavia Famá (Libera) sul conflitto colombiano

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Dopo più di tre anni di colloqui non privi di ostacoli, incomprensioni e contrasti, Juan Manuel Santos, presidente della Colombia, e Timoleón Jiménez (Timochenko), comandante delle FARC-EP (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) insieme ai rappresentanti dei Paesi che hanno operato come mediatori e garanti (per Cuba, il Presidente Raúl Castro e per la Norvegia il Cancelliere Borge Brende e anche il Segretario Generale ONU Ban Ki-moon) hanno firmato a L’Avana, il 23 giugno scorso, un cessate il fuoco che vorrebbe essere definitivo.

Leggi le interviste esclusive al Deputato Davide Mattiello (Pd) e Flavia Fama’, attivista di Libera e vittima della mafia catanese.

http://benvenutiinitalia.it/colombia-firmato-cessate-il-fuoco-tra-governo-e-guerriglia/