Archivo mensual: febrero 2017

Postfazione di Pino Arlacchi del libro di Morsolin Cristiano: Antimafia andina

Antimafia Andina. Il contributo dell’antimafia sociale e

della nonviolenza alla pace in Colombia.

Autore: Cristiano Morsolin, Edizioni Antropos, pag. 153, 2017

Prefazione: Davide Mattiello.

 

Postfazione: Pino Arlacchi

Prima di tutto, per definire il fenomeno mafia si puo’ affermare che:

La mafia è un potere criminale che si serve della violenza per accumulare ricchezza. È anche un potere territoriale, che estrae risorse da un determinato territorio abolendo drammaticamente i diritti umani. La mafia è un potere parallelo extra-legale nei cui confronti non valgono le garanzie costituzionali. Sarebbe generico dire solo che si tratti di un potere violento, perché anche il potere politico può essere violento, e così quello delle dittature che abolisce i diritti, e anche il potere di certe forme di sfruttamento capitalistico altrettanto disastrose come esito per i diritti. Ma il potere della mafia – delle mafie, perché stiamo parlando ormai di un fatto che non è solo italiano ma mondiale – segue più o meno uno stesso modello. La mafia si garantisce l’impunità attraverso la protezione politica, intimidendo o eliminando gli oppositori, sia nello Stato che nella società. Nello Stato chiunque devia da un certo standard di tolleranza e di lassismo nei confronti delle indagini contro la mafia, viene individuato e colpito, e così, nella società civile, chiunque si batta con determinazione e con sincerità, perché rappresenta comunque un pericolo. Questo è il modo con cui le mafie – più o meno in tutto il mondo – si comportano.

Io ho cominciato a interessarmi a questi problemi nel 1977 e pensavo fossero dei problemi meridionali, italiani, ma poi, andando alle Nazioni Unite, mi sono accorto che avevo trattato un fenomeno che in realtà era mondiale. E gli elementi di tale fenomeno sono, in definitiva, tre: la protezione politica, la cancellazione dei diritti, l’uso della violenza ai fini dell’accumulazione. Questi tre elementi rappresentano proprio il marchio del potere mafioso in tutto il mondo .

Morsolin sottolinea come il percorso intrapreso dall’Italia, è diventato il laboratorio della lotta contro la criminalità transnazionale.
Non posso evitare di riferirmi ad episodi di cui sono stato parte attiva. Tra il 1982, data dell’assassinio del generale Dalla Chiesa e del varo delle prime misure di effettivo contrasto della mafia (legge Rognoni-La Torre), e il dicembre 2000, data della Conferenza di Palermo, l’Italia è stata il laboratorio della lotta contro la criminalità transnazionale. Assieme a un gruppo di colleghi e collaboratori che hanno poi proseguito quell’impegno, Giovanni Falcone ha creato una serie di tecnologie giuridiche d’avanguardia, la cui efficacia si è dimostrata micidiale ovunque esse siano state applicate. I pool antimafia, la confisca dei beni, la protezione dei testimoni, l’abolizione del segreto bancario, la specializzazione delle polizie, l’unificazione degli spazi giuridici e l’indipendenza degli uffici investigativi sono alla base della Convenzione di Palermo del 2000 e stanno diventando il linguaggio comune delle polizie e dei pubblici ministeri di tutto il mondo. Concepire tutto ciò nella realtà di venti anni addietro, quando ancora molti si chiedevano se la mafia esistesse davvero, e quando tutti gli altri paesi europei guardavano all’Italia come l’ammalato cronico del continente (oggi il terrorismo, domani la mafia e dopodomani le bombe o la corruzione) equivale a ad una piccola, geniale rivoluzione. Diventata istituzione e orgoglio di tutto il paese. A caro prezzo. E uno dei più cari è stato proprio il sacrificio di Giovanni Falcone (assassinato nel maggio 1992) .

Ho lavorato insieme al giudice Giovanni Falcone che per me rimane il riferimento piu’ importante nella lotta antimafia da un punto di vista istituzionale, ma anche il volto visibile di uno Stato presente che non accetta compromessi ma costruisce politiche di governo per sconfiggere il crimine organizzato.

Il colpo che ha dato Giovanni Falcone, insieme con Paolo Borsellino a Cosa Nostra è stato decisivo; la mafia terroristica, la mafia del sangue e della violenza è stata sconfitta, purtroppo però sopravvive sotto forme più insidiose ma ha dovuto rinunciare al suo progetto di sfida diretta allo Stato. Il grande contributo di Falcone e Borsellino per tutta una generazione di magistrati e uomini di legge è stato quello di rompere la complicità dello Stato con la mafia, una parte dello Stato è riuscito in certi momenti anche a vincere la lotta contro la mafia dimostrando che la mafia è morte e violenza, togliendo consenso alla mafia perché la forza principale della mafia in passato era la popolarità, il fatto che la gente in Sicilia e Calabria e nel resto del Sud, la riteneva un’espressione giusta e valida della cultura e dei sentimenti popolari. Tutto questo è andato in pezzi, è stato distrutto, dall’azione più che decennale di questi uomini di legge accompagnati però dalla società civile. Ci sono state tante persone che sono morte , tanti giornalisti e persone normali, funzionari che nessuno oggi ricorda che facevano il loro dovere e sono stati uccisi dalla delinquenza mafiosa e dalla politica corrotta, alla fine però un risultato l’hanno portato: oggi la mafia è sulla difensiva, la mafia terroristica è stata sconfitta, abbiamo un grande problema di corruzione pubblica collegata con la mafia, una mafia diventata più nascosta e più insidiosa, più sommersa.

Morsolin analizza la mobilitazione della societa’ civile, come per esempio il percorso della rete nazionale Libera, nomi e numeri contro la mafia ma anche vari settori della Chiesa cattolica, dell’imprenditoria sana e di amministratori locali impegnati sul fronte della legalità – ha realizzato un autentico cambiamento culturale.

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http://www.pinoarlacchi.it/it/pubblicazioni/saggi/1156-accion-no-violenta-y-lucha-antimafia-ique-puede-aprender-colombia-de-italia-

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Nota pubblicata da On. Davide Mattiello e Morsolin sulla giornata mondiale contro utilizzo baby soldati nei conflitti

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A 15 anni dall’entrata in vigore del Protocollo opzionale alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (2002), si è celebra la giornata internazionale contro l’utilizzo dei minori in guerra. Ricorrenza funestata dai drammatici dati diffusi dalle Nazioni Unite: nel 2015 sono stati almeno 250 mila i ragazzini impiegati da eserciti regolari o irregolari come soldati, cuochi, facchini e schiavi sessuali.

Nel suo ultimo rapporto del luglio 2015, il Rappresentante Speciale Onu per i minori in guerra, Leila Zerrougui, parla di “unspeakable violences”, violenze inenarrabili, e spiega che “la situazione peggiora di anno in anno”. Aumentano reclutamenti forzati e attacchi a scuole e ospedali; su 24 milioni di sfollati almeno uno su tre è minorenne.

La situazione è particolarmente grave in Colombia dove l’impunita regna sovrana in un contesto dove varie stime di UNICEF e organismi internazionali considerano la presenza di oltre 11.000 bambini soldato ostaggio dei gruppi armati illegali.

L’On. Davide Mattiello, membro delle Commissioni Giustizia e Antimafia, giá presidente di Acmos e Benvenuti in Italia (che precedentemente si é gia occupato del conflitto colombiano), ha diffuso una nota insieme a Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina, dove chiede al Governo italiano di “promuovere, nell’ambito della cooperazione internazionale, progetti diretti esplicitamente al recupero e al reinserimento degli ex bambini soldato nella società civile, come un contributo importante alla pace e riconciliazione dopo 52 anni di conflitto armato”.

Su questi temi ho video-intervistato in esclusiva, Anne Robin, braccio destro di Leila Zerrougui, Secretary-General’s Special Representative for Children and Armed Conflict:

 

 

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http://davidemattiello.it/post/157140086372/ancora-lontana-la-pace-per-i-bambini-soldato

“Children have no place in war; their recruitment as weapons of war must stop!”, according Fatou Bensouda

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ICC Prosecutor Fatou Bensouda declares: “children have no place in war; their recruitment as weapons of war must stop!”.

 Parliamentary Davide Mattiello wrote an article with Morsolin Cristiano, in italian:

http://davidemattiello.it/post/157140086372/ancora-lontana-la-pace-per-i-bambini-soldato

 Enfants soldats et mafia, du Congo à la Sicile, par Morsolin Cristiano

Observatoire Geopolitique de criminalite OGC – Paris :

http://ogc-veille.info/enfants-soldats-et-mafia-du-congo-a-la-sicile/?pdf=588

Inizia smobilitazione finale di oltre 6000 guerriglieri delle Farc, articolo Morsolin

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Il senatore colombiano Iván Cepeda, portavoce del Movimento di Vittime di Crimini di Stato Movice, qualificò senza precedenti l’arrivo in massa delle FARC-EP, maggiore guerriglia del paese, ai punti e nelle zone di transizione per abbandonare le armi, spostamenti che continuano dal primo di febbraio.

In dichiarazioni al programma “Semana en vivo”, il congressista commentò che il trasferimento di questo gruppo  -in fase di smobilitazione – fino ai punti di 14 dipartimenti è frutto di un lungo periodo di negoziazione e dimostra il compimento stretto degli impegni acquisiti.

Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo (FARC-EP) hanno superato tutte le prove e stanno arrivando alle zone dove i lavori di adeguamento si stanno compiendo, anche se in alcuni non ci sono né acqua né elettricità; nella maggioranza dei casi i guerriglieri intraprendono i lavori per trasformare in abitabili questi luoghi, ha denunciato.

Secondo l’Alto Delegato per la Pace, Sergio Jaramillo, si stanno muovendo nelle zone e nei punti di transizione (i punti sono più piccoli delle zone) circa 6300 membri del gruppo ribelle per lasciare le armi e preparare la loro reintegrazione nella vita civile.

Abbiamo visto un sforzo enorme, non è successo nessun incidente in tutto il paese in questo momento, si è compiuto l’essenziale, aggiunse Cepeda.

Riferendosi alle ombre allertò sulla presenza in vari dipartimenti di organizzazioni armate al margine della legge, cioè paramilitari -disse – che possono danneggiare moltissimo il processo di pace.

Attivisti e difensori dei diritti umani assicurano che queste bande stanno occupando gli spazi abbandonati dalle FARC-EP.

Si tratta di un fatto gravissimo che merita tutta l’attenzione, come gli assassinati di leader sociali, sottolineò il legislatore per il Polo Democratico Alternativo -convergenza di sinistra -.

Secondo Cepeda attualmente è in gioco la presenza territoriale dello Stato.

Anche Vescovo di Apartadó conferma riattivazione di una macabra dinamica di delinquenza organizzata”

Il Vescovo di Apartadò, Mons. Hugo Alberto Torres Marin, ha confermato le preoccupazioni di Ivan Cepeda,  per il riformarsi di gruppi che sono ai margini della legge nella regione di Córdoba y Urabá.

Attraverso un comunicato, pervenuto all’Agenzia Fides http://fides.org/it/news/61660 , il Presule elenca i motivi di tale preoccupazione: l’aumento degli assassini di leader sociali e politici; il rapido formarsi di gruppi paramilitari che occupano le terre lasciate libere dalle FARC nel loro processo di smobilitazione secondo gli accordi di pace de L’Avana; il modo atroce con cui vengono messi a tacere quanti reclamano le terre di cui sono stati depredati in modo fraudolento; il controllo bellico delle terre segnate dalla rotta del narcotraffico unito ad un sistema di delinquenza organizzata; lo sfruttamento minerario illegale e il danneggiamento dell’ecosistema.

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http://www.farodiroma.it/2017/02/09/colombia-la-smobilitazione-finale-oltre-6000-guerriglieri-delle-farc-cristiano-morsolin/

Cumbre mundial de Premios Nobel de Paz en Bogotá y los interrogantes cruciales para la verdadera paz, especial para ALAI

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“Lo que parecía imposible lo hicimos posible – dijo Juan Manuel Santos, presidente de Colombia y premio Nobel de Paz 2016. El conflicto que nos costó 8 millones de víctimas y más de 220.000 muertos ha terminado. Y de esto se trata la paz: de dar una oportunidad a quien acudió a medios violentos para expresar su rebeldía de pasar al diálogo; de cambiar el odio por la reconciliación, y al mismo tiempo hacer valer los derechos de las víctimas. Esas víctimas que nos enseñaron a los colombianos que es posible perdonar. Ahora Colombia se enfrenta a un futuro promisorio sin el lastre del conflicto armado”.

Así fue la abertura de la XVI Cumbre Mundial de Premios Nobel de Paz que se ha realizado en Bogotá, por primera vez en Latinoamérica, desde el día 2 de febrero hasta el día 5 de febrero, un evento de impacto mundial para respaldar el proceso de paz y también poner algunos interrogantes cruciales para Colombia.

José Ramos Horta, Nobel de Paz en 1996 por luchar contra la opresión de Indonesia en su país, Timor Oriental, fue el primero en referirse al tema crucial de la paz en Colombia. Recordó que hace dos décadas visitó Colombia, y que entonces su misión era buscar la libertad de 15 rehenes del Eln. Ahora, nota a un país diferente: “las armas han callado, la paz es ahora una realidad”.

Movido por ese cambio y según su experiencia de reconciliación, Ramos pidió durante el encuentro que aquellos que no confían en la paz de Colombia, como sucedió con los timorenses que se aliaron con los invasores, den la oportunidad de disfrutar la armonía, incluso con los tropiezos que acarrea.

“Sé cuán difícil es perdonar a los que violaron, torturaron y asesinaron, y más difícil será borrar las pesadillas, los recuerdos, el dolor que vimos y sentimos”, expresó, pero advirtió que la vida debe continuar y que eso no lo permitirá nunca el deseo de venganza. “Esta es una orden única para que la paz sea una realidad en Colombia”, concluyó Ramos Horta.

“Ustedes nos están enseñando a todos los ciudadanos del mundo que se puede dejar a un lado la lucha y la guerra”, continuó Tawakkol Karman, periodista yemení de 32 años, madre de 3 hijos, y la primera mujer árabe en recibir el Premio Nobel de la Paz.

Con una emoción que despertó los aplausos del auditorio de Corferias, en Bogotá, la mujer le dijo a los colombianos: “ustedes no son víctimas, ustedes son héroes y la historia los va a mencionar a futuro. Mencionará el sacrificio que están haciendo por la paz, y no por la venganza”.

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http://www.alainet.org/es/articulo/183450

I Nobel riuniti a Bogotá per appoggiare gli accordi di pace, speciale di Morsolin per VITA

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Il 16 ° Summit dei premi Nobel per la pace, che ha riunito 21 vincitori, si è tenuto per la prima volta in una capitale latinoamericana. Al centro del dibattito la pace, la riconciliazione e lo sviluppo. A seguire i lavori per Vita.it Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani e unico italiano presente a Bogotà

A Bogotá si è recentemente concluso il “Vertice dei premi Nobel per la Pace”, con un omaggio alle vittime del conflitto colombiano. Nell’occasione è giunto ai convegnisti un messaggio di Papa Francesco, il quale «esorta a promuovere la comprensione e il dialogo tra i popoli» e in particolare «confida che gli sforzi della Colombia per gettare ponti di pace e riconciliazione possano ispirare tutte le comunità a superare la divisione» e che le vittime della violenza «siano capaci di resistere alla tentazione della vendetta e si convertano in operatori di pace».

Rompere muri
Il Presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, ha aperto Giovedi scorso il 16 ° Summit dei premi Nobel per la pace, che ha riunito 21 vincitori che hanno discusso di pace, riconciliazione e sviluppo, per la prima volta in una capitale latinoamericana (nel dicembre 2014 approdato a Roma).

Il neo premio Nobel Santos (2016) ha sottolineato: «La discriminazione, la crisi dei rifugiati e l’assurdo aumento di divieti d’ingresso ai migranti, insieme a discorsi di odio e di esclusione che conquistano i cuori più deboli e intimoriti. Cosa possiamo dire all’umanità di fronte a tutto questo?».

«È un muro che non solo divide le persone, ma anche le coscienze», ha affermato Oscar Arias, ex presidente della Costa Rica, Nobel ’87.

La pacifista guatemalteca Rigoberta Menchu, premiata nel 1992, ha aggiunto: “Il giorno che mi rifiuteranno il visto per gli Stati Uniti dovrete venirmi a trovare in Guatemala perché in America non andrò più”.

Il coraggio di Shirin Ebadi, Iran
«Mi hanno preso tutto, ma mi è rimasta la voce» ha detto il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi dopo che il governo iraniano le ha sottratto tutto quello che possedeva come intimidazione in seguito alle sue prese di posizione contro il regime. Anche la medaglia del Nobel che le avevano consegnato a Stoccolma ora è in qualche archivio di stato, o a casa di uno zelante uomo delle forze dell’ordine che forse l’ha già rivenduta sul mercato nero. La voce però, quella rimane.

“La voce, la scrittura è un’arma che non può essere sottratta, e per combattere un governo è l’arma più pericolosa perché può colpire più nel profondo di un kalashnikov o di una granata. La voce non ferisce il corpo, ma è diretta all’anima e può far germogliare sulle rocce dell’indifferenza il fiore della consapevolezza” afferma Shirin Ebadi nel salone di Corferia che ospita piú di mille ascoltatori.

Il Premio Nobel Ebadi (Iran) ha lanciato un forte messaggio per la pacificazione in Colombia: «in un processo di pace é necessario che la societá accetti uomini, donne e bambini della guerriglia che ritornano alla vita civile. E’ importante che tutte le vittime del conflitto ricevano la riparazione per i traumi subiti duante la guerra».

Shirin Ebadi nel 2004 aveva avuto il coraggio di presentarsi direttamente a Bogotá al Palazzo Presidenziale di Nariño per esigere al Presidente della Repubblica Alvaro Uribe (2002-2010) di non attaccare i difensori dei diritti umani, facendo scoppiare uno scandalo internazionale.

Shirin Ebadi era rappresentante della Federazione internazionale Diritti Umani, una delle reti mondiali di maggior peso internazionale che spostó il suo congresso mondiale da Bogotá, dove era precedentemente programmata, a Quito (Ecuador), per “mancanza di garanzie date da Uribe”.

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http://www.vita.it/it/article/2017/02/10/i-nobel-riuniti-a-bogota-per-appoggiare-gli-accordi-di-pace/142435/

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“Quiero ver a los niños con un libro bajo su brazo, que con un rifle sobre su hombro”, llamado de Oscar Arias para Colombia durante Cumbre Mundial de Premios Nobel de la Paz

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Quiero ver a los niños con un libro bajo su brazo, que con un rifle sobre su hombro”, dijo Óscar Arias en su discurso de inauguración, en la 16 Cumbre Mundial de Premios Nobel de la Paz, que desde este jueves se realiza en Bogotá (donde estoy participando).

Es un duro llamado a Colombia para que las Farc cumplan con los acuerdos de paz y liberen todos los niños, niñas y adolescentes soldados en sus filas. La comunidad internacional se une a este llamado de presión  de Oscar Arias.

La académica de la Universidad Javeriana Patricia Muñoz dijo que la decisión de devolver a los menores reclutados – anunciada el pasado 29 de enero – fue el “resultado de una combinación de factores”: “Esos hechos sobre los que la sociedad civil se pronuncia y los partidos empiezan a pensar en implementar medidas resultan importantísimos para presionar a los actores responsables del cumplimiento de los acuerdos”, afirmó Muñoz.

Tawakkul Karman, Premio Nobel de Paz 2011, ha subrayado que “la justicia es lo mejor que se puede ofrecer para la PAZ, pero justicia no es venganza, ese es el sacrificio”.

Durante su intervención, Karman, de 32 años y madre de tres hijos, que fue galardonada por su lucha pacífica por la seguridad de las mujeres y sus derechos, lamentó el incremento de la intolerancia en el mundo. “Lamentablemente ha crecido el odio entre hermanos y personas que se creen superiores sienten que deben atemorizar a otros para mantener ese poder”, criticó Karman.