Padre Antonio Bonanomi: i commossi ricordi dalla Colombia. Commento di Morsolin su SIR-Vaticano, seconda parte

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9 gennaio 2018 @ 11:29

“Ho incontrato varie volte padre Antonio Bonanomi a Bogotá, al Centro Missioni e Culture dei missionari della Consolata”. Il cooperatore ed esperto di diritti umani Cristiano Morsolin ricorda, dalla capitale colombiana, padre Antonio Bonanomi, missionario della Consolata morto il 7 gennaio all’età di 84 anni: “Nel 2012 gli proposi una ricerca sociologica sul suo lavoro missionario in prima linea, sulla scia del Concilio Vaticano II e della Conferenza di Medellín.

Aveva seguito il cammino tracciato dal primo sacerdote cattolico indigeno Nasa, padre Alvaro Ulque. Spero che sia possibile raccogliere i numerosissimi articoli pubblicati da padre Antonio, che sono la dimostrazione di una grande ricchezza spirituale e sociale. Padre Bonanomi è stato sempre molto coraggioso nelle sue scelte, è stato un missionario scomodo, ma sempre sostenuto dalla sua congregazione della Consolata”.

Da Toribío diverse le reazioni improntate alla gratitudine ed espresse attraverso Facebook. Manuel Rozental, leader sociale del Consiglio indigeno dei popoli del Cauca Cric, scrive: “È stato un brillante antropologo, un consigliere molto vicino ed esigente, un educatore singolare, un attento osservatore e un amico. Mi ha accolto nella parrocchia di Toribío. Abbiamo vissuto insieme, sotto la sua leadership e il suo coraggio, attacchi, molestie, scambi di prigionieri, false accuse, condanne a morte, bugie. Ti sei esposto con il tuo corpo, la tua vita, faccia a faccia e, aspettandoti di essere ucciso, hai parlato chiaro ed hai chiesto e sempre più ottenuto il rispetto di tutte le autorità, capi e comandanti”.

Isadora Cruise, altra leader indigena (nella foto con padre Antonio), ricorda il suo camminare tra le comunità, il lavoro con i giovani attratti dai gruppi armati, il suo impegno per processi educativi autonomi… alcune cose tra le tante. A noi, che allora eravamo giovani, sapeva dire in mezzo alle sue battute frasi piene di tanta saggezza e tenerezza, perché ogni conversazione con lui ci faceva pensare”.

https://www.agensir.it/quotidiano/2018/1/9/padre-antonio-bonanomi-i-commossi-ricorsi-dalla-colombia/

 

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Colombia: morto padre Antonio Bonanomi, missionario della Consolata, costruttore di pace e riconciliazione. Speciale di Morsolin per SIR, prima parte

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9 gennaio 2018 @ 11:27

Fino all’ultimo, quasi sul letto di morte, ha indossato il poncho che gli avevano tessuto gli amati indigeni Nasa del Cauca, regione sudoccidentale della Colombia. A loro e alla causa della giustizia e della pace in Colombia aveva dedicato la sua vita padre Antonio Bonanomi, missionario della Consolata, che il 7 gennaio si è spento all’età di 84 anni ad Alpignano (Torino). Oggi, 9 gennaio, si tiene ad Alpignano, nella casa dei padri della Consolata, la commemorazione funebre. Quindi la salma sarà portata nella chiesa parrocchiale di Giovenzana Colle Brianza (Lecco), località di nascita del missionario, dove si svolgeranno la recita del rosario (oggi alle 20.30) e la funzione funebre (domani alle 15). Padre Antonio Bonanomi (1934-2018), che dal 2014 era rientrato in Italia per problemi di salute dalla Colombia (dove aveva vissuto per 36 anni), è stato per 19 anni, dal gennaio 1988 al giugno 2007, a Toribío, nel nord del Cauca, sulla cordigliera centrale delle Ande: un luogo strategico per le vie di comunicazione e per la vicinanza alla città di Cali, ed epicentro delle attività di guerriglia, soprattutto delle ora disciolte Farc-Ep, che qui avevano formato il “sexto Frente” (sesto Fronte).

Quel territorio si era progressivamente convertito in uno dei principali teatri di guerra, con gravissime conseguenze per la popolazione civile, in gran parte appartenente al popolo nativo Nasa. A Toribío padre Antonio Bonanomi ha lavorato come coordinatore della équipe missionaria, formata da sacerdoti, suore e laici, lasciando un ricordo indelebile.

“Guerre, persecuzioni, violenze, povertà… sono temi che hai sempre citato nelle tue prediche. Ma per cambiare un mondo cosi grande, tu partivi dalle cose più piccole, dentro ai nostri cuori. Quando parlavi nella tua chiesa o in qualsiasi altro luogo, toccavi l’anima delle persone”. Così lo ricorda su un gruppo facebook dei Missionari della Consolata la nipote Alice Panzeri, che gli è rimasta vicina in quest’ultimo periodo.

https://www.agensir.it/quotidiano/2018/1/9/colombia-morto-padre-antonio-bonanomi-missionario-della-consolata-costruttore-di-pace-e-riconciliazione/

 

 

Perù: mons. Simón Piorno (Chimbote), “sbagliato concedere ora indulto a Fujimori, Paese destabilizzato mentre è in arrivo il Papa”. Commento di Morsolin pubblicato da agenzia SIR-Vaticano

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FOTO: Morsolin e Papa Francesco

5 gennaio 2018 @ 15:35

“Non era il momento giusto per concedere l’indulto all’ex presidente Fujimori. Il Perù è destabilizzato e proprio mentre si trova ad affrontare questa congiuntura arriverà Papa Francesco, per cui ritengo che la sua accoglienza sarà condizionata dal fatto di trovarsi nel mezzo di una crisi nazionale”.

Lo afferma al Sir il vescovo di Chimbote (regione costiera di Ancash) mons. Ángel Francisco Simón Piorno, in seguito alla contestata decisione del presidente Pedro Pablo Kuczynski di concedere l’indulto ad Alberto Fujimori, presidente tra il 1990 e il 2000, finito in carcere per gravi reati.
Oggi l’ex dittatore ha 79 anni e stava scontando una condanna a 25 anni per due massacri contro civili e per l’uccisione di due giornalisti. Aveva altre condanne per complessivi 20 anni per peculato, distrazione di fondi riservati e fuga di capitali in Svizzera.

L’ex presidente non è mai stato però abbandonato da una parte dei peruviani: la figlia Keiko per due volte è riuscita ad arrivare ad un passo dalla presidenza e il suo movimento, Fuerza Popular, ha la maggioranza in parlamento e i suoi voti sono stati decisivi, qualche giorno prima dell’indulto, per bloccare la procedura di impeachment di Kuczynski, coinvolto nella tangentopoli continentale nota come caso Odebrecht.
Prosegue il Vescovo di Chimbote: “Non mi ha infastidito l’indulto in sé, ma il momento in cui è stato dato e reso pubblico. L’impressione è che l’indulto sia stato il prezzo per non mettere in stato d’accusa il presidente. Questa è l’impressione che ha la gente, speriamo che il motivo reale sia un altro”.

Per mons. Simón, che si riferisce ad un video diffuso da Fujimori attraverso i social network, “non basta chiedere perdono per non aver fatto bene alcune cose, ma, io credo, ci dev’essere un riferimento esplicito alle uccisioni che ha causato”.

Commenta da Bogotá Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina ed autore di pubblicazioni sulla violenza verso i minori durante il periodo della dittatura Fujimori: “Varie ong cattoliche italiane come Mlal-Progetto mondo di Verona, Associazione Solidarietà paesi emergenti Aspem di Cantù, Terra Nuova di Roma, fin dagli anni ’90 sono stati in prima linea nel denunciare la violazione sistematica dei diritti umani in Perù, che tra 1980 e il 2000 ha provocato 69.000 vittime.

L’indulto a Fujimori è un segnale negativo perché l’impunità indebolisce la già fragile democrazia peruviana, come riportato anche da Ong internazionali, come Human Right Watch, e dalla Corte interamericana diritti umani (Cidh). Sicuramente Papa Francesco approfondirà la questione dei diritti umani nel suo imminente viaggio in Perù”.

https://agensir.it/quotidiano/2018/1/5/peru-mons-simon-piorno-chimbote-sbagliato-concedere-ora-indulto-a-fujimori-paese-destabilizzato-mentre-e-in-arrivo-il-papa/

A partire dalla pace: una scelta di governo, articolo di Morsolin su UNIMONDO

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Il 19 dicembre scorso, pochi giorni prima dello scioglimento delle Camere, al Senato l’iniziativa di diversi enti per un nuovo dicastero che metta al centro la pace. “Solo la pace è giusta. È ora di un ministero della Pace”. È deciso Giovanni Paolo Ramonda, presidente dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (succeduto al fondatore della Comunità, don Oreste Benzi), nel chiedere con forza al governo italiano l’istituzione di un nuovo dicastero dedicato alla promozione di “dialogo, riconciliazione, nonviolenza”.

Ministero della Pace: una scelta di governo” è ora un’azione della società civile a tutti gli effetti che vuole arrivare a compimento. Al lancio erano presenti, oltre alla Comunità Papa Giovanni XXIII, Cesc project, Movimento nonviolento, Focsiv, Centro per i diritti umani Antonio Papisca dell’università di Padova, Movimento focolari e Azione cattolica. E un testimonial che negli ultimi tempi si sta dando da fare su temi sociali come Beppe Fiorello.

Un ministero dedicato alla Pace cosa farebbe in prima istanza? “Ridurre al massimo le scandalose spese attuali per gli armamenti”, risponde Ramonda. “C’è chi è privo del necessario per vivere e invece i governi spendono miliardi di euro per le armi e in guerre mosse da motivi economici ancora prima che politici. Questi miliardi dovrebbero essere reinvestiti verso la scuola, il mondo del lavoro, la sanità, il sostegno delle famiglie in difficoltà”. Sono tempi bui, “dove la corsa agli armamenti ci fa trovare ora in una situazione assurda: il primo folle che schiaccia il bottone del nucleare fa saltare tutto. È il momento di dire ‘basta’ a tutto questo”.

CONTINUA A LEGGERE:

http://www.unimondo.org/Guide/Guerra-e-Pace/Pace/A-partire-dalla-pace-una-scelta-di-governo-170846

Celam reconhecido consultor pela OIT. Comentarios de Alejandro Cussianovich e Cristiano Morsolin, nota SIR-Vaticano

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O CELAM (Conselho Episcopal Latino-Americano) através de seu Setor para a Justiça e a Solidariedade (Dejusol) foi reconhecido como consultor pela Organização Internacional do Trabalho (OIT) para o período de 2017-2025. A decisão foi tomada durante a IV Conferência mundial sobre o trabalho infantil, que aconteceu recentemente em Buenos Aires, capital da Argentina.

Uma nota publicada no site do CLAM destaca o primeiro objetivo deste acordo: “Ser voz profética em favor da dignidade da infância latino-americana, em favor do direito por uma vida plena e em abundância, fazendo apelo a toda a sociedade para arrancar as causas estruturais que provocam o trabalho infantil”. Outro objetivo é o de promover o respeito e a ternura nas relações entre adultos e crianças, inserindo o trabalho infantil como o resultado das práticas violentas e injustas que mantém o continente refém da pobreza. Para Elvy Monzant, secretário executivo do Dejusol, o acordo entre o CELAM e a OIT fortalece a ideia que “como Igreja assumimos uma clara posição sobre o tema do trabalho infantil e levantamos nossa voz”.

O salesiano padre Alejandro Cussianovich, professorana Universidade San Marcos de Lima (Peru) e consultor mundial sobre o tema do protagonismo da infância e adolescência, integra o grupo de trabalho organizado pelo CELAM. Explica que: “se trata de uma responsabilidade muito séria num tema muito espinhoso. Temos como Igreja que assumir a urgência de mostrar uma vocação profética e fazer isto com humildade, mas também com prudência audácia que é dom do Espírito”. Acrescenta Cussianovich: “A pedagogia da ternura representa um apelo para que nas relações educativas o que se atribui à afetividade seja uma componente obrigatória nos necessários processos de humanização da nossa condição humana. Nos contextos de permanentes de violação dos direitos humanos se impõe exigir o amor e sua expressão na ternura como uma autêntica e necessária virtude política”.

Cristiano Morsolin, perito de direitos humanos na América Latina, comenta: “O reconhecimento da OIT ao trabalho e ao compromisso assumidos pelo CELAM representa um importante reconhecimento e momento de diálogo por causa de tantas experiências de base, como a Pastoral da Criança no Brasil e o movimento das Crianças Trabalhadoras como o peruano Manthoc. Trata-se de uma contribuição importante para interpretar o fenômeno complexo do trabalho infantil na ótica da dívida social para com a infância e a adolescência, historicamente marginalizada na América Latina, como lembra sempre Para Francisco”.

Fonte: traducao materia SIR-Vaticano

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Speciale: Francesco osa la pace, di Cristiano Morsolin su n. 4 della rivista Solidarietà internazionale – CIPSI

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La Copertina: Colombia: Francesco osa la pace, di Cristiano Morsolin – DossierDiritti e Umanità, di Riccardo Petrella; “Alla ricerca dell’umanità” (estratti da «Nel nome dell’umanità» Edizioni Il Margine)

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IN QUESTO NUMERO:

Editoriale – I ricchi aumentano nel tempo della crisi

Non sapevamo che, tra i tanti rapporti che ogni giorno vengono diffusi da istituti di ricerca, ne esistesse anche uno che si chiama “Billionaires report”. Si tratta del rapporto annuale della banca privata Ubs e della società di consulenze finanziarie PcW sui super ricchi della terra. Il dato di quest’anno è perlomeno strabiliante: lo scorso anno i miliardari del pianeta hanno aumentato il proprio patrimonio collettivo di ben un quinto, arrivando a un totale di 6 trilioni di dollari (6 mila miliardi di dollari), pari al doppio del Pil di un paese del G7 come la Gran Bretagna. Oggi nel mondo esisterebbero 1542 miliardari, di cui ben 145 nuovi. Sarebbe infatti questo il numero dei “milionari” che nello scorso anno sono riusciti a superare il muro del miliardo…

La copertina – Francesco osa la pace, a cura di C. Morsolin

Il denaro facile del narcotraffico ha sedotto la società colombiana. L’ha condotta verso una metastasi morale che mercanteggia l’inferno, semina dovunque la corruzione e ingrassa i paradisi fiscali. Papa Francesco l’ha capito, e ha deciso di intraprendere un viaggio pericolosamente coraggioso.

  1. Tante vittime in una guerra senza fine – “Dio converta i cuori dei sicari della droga per le vite stroncate di tanti giovani”, ha esclamato Francesco al popolo di Medellin. Proprio lì dove Pablo Escobar, qualche anno prima, aveva edificato il suo impero milionario.
  2. Chiesa in uscita e vangelo sulla strada – Nonostante tutto c’è chi, in Colombia, prova a resistere alla spaventosa inondazione del narcotraffico. Le parole di incoraggiamento del Papa sono le spinte necessarie per non arrendersi.
  3. A Cartagena i figli della strada venuti dall’Africa – Per Francesco i poveri sono tutti meritevoli di ascolto e solidarietà. Ha scelto di visitare Cartagena de Indias per onorare gli schiavi africani sbarcati lì fin dalla Conquista delle Americhe.
  4. Aspettando un vescovo nero o indigeno – Quando il razzismo è nella Chiesa. Padri afrodiscendenti hanno supplicato il Papa di nominare un vescovo nero o indigeno. Solo così, forse, l’apartheid ecclesiastico potrà essere estirpato.
  5. La riconciliazione tra giustizia, verità e perdono – Francesco prega davanti a un Cristo senza braccia e gambe, mutilato dall’esplosione del 2002. Colpì la chiesa in cui si trova e uccise un centinaio di persone rifugiate lì in cerca di protezione.
  6. Dal Barrio di San Francisco con i discendenti degli schiavi, di Giulia Cerqueti – Una periferia carica di profonde contraddizioni: luci e ombre, ricchezza e miseria, turismo e degrado. Ma è proprio per questo che Francesco ha deciso di visitarla.

Le chanoine rouge Introduzione al pensiero critico di François Houtart. Dalla Teologia della Liberazione al sostegno incondizionato alla Chiesa proposta da papa Francesco. Articolo di Morsolin su Mosaico di Pace-mensile di Pax Christi.

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Foto: Morsolin y Houtart

Francois Houtart è scomparso a Quito il 6 giugno. Aveva 92 anni. Sociologo, sacerdote e docente universitario belga, è stato fontatore del Centro Tricontinental (Cetri) e della rivista Alternative Sud, militante “altermondialista” e teologo europeo della teologia della liberazione. Ha partecipato in quanto esperto ai lavori del Concilio Vaticano II. Per decenni si è battuto per un “altro mondo” vivendo soprattutto in America latina, ed ha sostenuto con vigore e passione le lotte dei popoli del Sud per la loro dignità, indipendenza e liberazione dal dominio del capitalismo globale. In questi ultimi anni ha lavorato intensamente su un “manifesto del bene comune dell’umanità”. François Houtart è stato un grande fervente militante per la giustizia e l’uguaglianza fra tutti gli abitanti della Terra”.

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https://www.mosaicodipace.it/mosaico/i/3783.html