El Salvador: sostegno al Papa dai quasi settecento partecipanti al Congresso continentale di teologia latinoamericana. Commento di Morsolin su SIR

papa e morsolin ott 2017

4 settembre 2018 @ 10:20

Sostegno a Papa Francesco arriva anche dal Congresso continentale di teologia latinoamericana, che si è concluso all’Università centroamericana (Uca) di San Salvador, su iniziativa dello stesso ateneo e della rete Amerindia, ultimo appuntamento di una fitta serie dedicata in queste settimane al cinquantesimo anniversario della Conferenza dell’episcopato latinoamericano di Medellín.

Al termine del congresso i quasi settecento partecipanti, con alcuni dei maggiori teologi del continente, si sono rivolti in questo modo al Papa: “In questo momento di dura prova desideriamo farti sentire la nostra vicinanza e appoggio perché conosciamo la tua fedeltà al Vangelo di Gesù. E desideriamo dirti che la tua proposta di una Chiesa povera per i poveri è anche la nostra ricerca e il nostro impegno”.

Prosegue la lettera: “Queste terre sono testimoni della profezia e del martirio come conseguenza della sequela di Cristo nella ricerca della giustizia e dell’opzione preferenziale per i poveri, come attestano mons. Romero, i martiri dell’Uca e molti altri”. I firmatari si dicono “coscienti che una nuova primavera sta spuntando nella Chiesa e che ciò avviene nella complessità dei processi di cambiamento”. In tale processo Francesco emerge come “un genuino figlio” della Chiesa del Concilio e della Conferenza di Medellín. Concludono i firmatari: “Come figlie e figli, fratelli e sorelle, ti appoggiamo pienamente e assumiamo la corresponsabilità che ciò implica, chiedendoti di andare avanti nell’opera che Dio ti affida”.

Il Seminario di San Salvador si è tenuto dal 30 agosto al 2 settembre, sul tema “I clamori dei poveri e della terra ci interpellano a cinquant’anni dalla Conferenza di Medellín”. Come riferisce Cristiano Morsolin, esperto diritti umani in America Latina, “tra i vari interventi vanno notati quelli del gesuita brasiliano Elio Gasda, che ha offerto interessanti chiavi di lettura del contesto latinoamericano.

Ho accompagnato Gasda in Vaticano il 21 ottobre scorso, quando ha consegnato direttamente nelle mani di Papa Francesco un documento elaborato in una precedente conferenza internazionale tenutasi a Puebla (Messico), con vari relatori presenti qui a San Salvador. Tra gli altri relatori, padre John Sobrino – sopravvissuto al massacro del novembre 1989, quando vennero assassinati padre Ignacio Ellacuria e altri gesuiti della Uca – ha ricordato il martirio di mons. Romero che Papa Francesco canonizzerà il prossimo ottobre in Vaticano”.

https://www.agensir.it/quotidiano/2018/9/4/el-salvador-sostegno-al-papa-dai-quasi-settecento-partecipanti-al-congresso-continentale-di-teologia-latinoamericana/

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Ecuador recuerda a Mons. Proaño, pionero de la pastoral indígena, comentario de Morsolin en la prensa vaticana

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El pasado 25 de agosto se concluyó en la Universidad Andina Simón Bolívar de Quito, capital de Ecuador, el congreso dedicado al 30° aniversario de la muerte de Monseñor Leónidas Proaño, Obispo de Riobamba, pionero de la pastoral indígena

Lisa Zengarini – Ciudad del Vaticano

Participaron en este evento más de un centenar de delegados indígenas procedentes de Ecuador, Argentina, Bolivia, República Dominicana, México, Brasil, Colombia, Nueva Zelanda, Canadá y Estados Unidos de América. Entre los que asistieron se encontraba también Monseñor Eugenio Arellano, Vicario apostólico de Esmeraldas y Presidente de la Conferencia Episcopal Ecuatoriana.

“No podemos creer en la Iglesia si no da testimonio de sencillez y pobreza, tal como vivió Monseñor Proaño” – dijo Monseñor Arellano – y exhortó a la Iglesia a “ser una Iglesia pobre entre los pobres y a promover un relanzamiento de las comunidades eclesiales de base”.

Su enseñanza: ser pobre y hacerse pobre

Por su parte Nidia Arrobo Rodas, representante de la fundación “Pueblo Indio” y amiga del Obispo de Riobamba, trazó un perfil espiritual de Monseñor Proaño, articulado en seis puntos, en los que destacó: la fidelidad a sus orígenes; el hecho de enseñar aprendiendo; el saber escuchar, su respeto por el otro; su atención hacia a la actualidad y la devolución de la dignidad.

“Creo que una importante aportación al proceso de enseñanza y aprendizaje de la obra de Monseñor  Proaño – dijo la relatora – es el principio del ser pobre y hacerse pobre”. Sí, porque esta importante figura siempre era fiel a sus propios orígenes, que recordaba continuamente, y que le permitía ser aceptado por los pobres y los indígenas.

De ahí su afirmación: “Este Obispo fue un gran maestro y, a su vez, un alumno excelente, puesto que enseñaba aprendiendo. No demostraba lo que sabía, y cuando le decían que era el maestro, repetía las palabras de Jesús: ‘Yo no soy el maestro, sólo Dios es el Maestro’”.

También recordó que para Monseñor Proaño era importante mantener esta relación de igualdad con los indígenas, estando atento a no crear distancias entre quien sabía y quien no, sino manteniendo relaciones sin barreras.

El Obispo que dio dignidad a los pueblos nativos

En efecto, Monseñor Proaño fue sobre todo el Obispo que dio dignidad a los pueblos nativos: “En aquella época – afirmó Nidia Arrobo Rodas – los indígenas eran considerados como objetos, como animales de carga que eran incluidos en el precio de las granjas junto a los animales y los muebles. En este contexto feudal del Ecuador, especialmente en el Chimborazo, donde había situaciones de esclavitud, Monseñor Proaño comenzó un trabajo significativo y, al mismo tiempo, fatigoso y lento para rescatar la dignidad de los indígenas, a fin de que se sintieran personas, capaces de conocer y reconocer sus derechos, tanto individuales como colectivos”.

En una palabra este pastor se preocupó por “vivir el Evangelio de la parte de los indígenas”. Un trabajo que prosigue gracias a organizaciones como la Confederación de las nacionalidades indígenas de Ecuador y la pastoral india de América Latina. De modo que su trabajo es sumamente actual y resonó también hace cincuenta años en la Conferencia del Episcopado Latinoamericano de Medellín”, tal como lo subrayó Cristiano Morsolin, experto de derechos humanos en América Latina.

https://www.vaticannews.va/es/mundo/news/2018-08/ecuador-congreso-en-recuerdo-de-monsenor-proano-pionero-de-la-pa.html

Papa uomo di fedeltà creativa”. Urge la sfida di “formare i giovani alla politica”. Seconda parte intervista di Morsolin su SIR-Vaticano

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1 settembre 2018 @ 12:46

“Francesco è un uomo di fedeltà creativa, supera la dicotomia conservatore-riformatore”. Lo afferma – interpellato dal Sir sul 50° della Conferenza latinoamericana di Medellín – padre Ernesto Cavassa Canessa, gesuita, attuale rettore della Università Antonio Ruiz de Montoya di Lima e attuale presidente dell’Ausjal, l’associazione delle Università dell’America Latina gestite dalla Compagnia di Gesù. “Da un lato – prosegue il teologo gesuita – Francesco è fedele all’insegnamento di Gesù, al Vangelo, alla tradizione della Chiesa. Dall’altro è un creativo: sa vivere e comunicare la buona notizia, la gioia del Vangelo (come si intitola il suo primo documento come Papa) alle persone nella situazione in cui si trovano. Gli interessa la persona, più delle dottrine.

E compie gesti audaci: il suo primo viaggio fuori Roma è a Lampedusa, per incontrarsi con i sopravvissuti del naufragio di una barca piena di migranti africani, per reclamare giustizia di fronte alle autorità europee. Vede la presenza di Dio nei rohingya, musulmani colpiti dalla persecuzione genocida del regime del Myanmar. Sollecita la Chiesa a un discernimento nei vari casi particolari sul tema dei divorziati risposati. Si impegna a fondo per la protezione dell’ambiente legando la crisi ambientale a quella sociale e avendo a cuore i poveri. Francesco si erge a difesa della persona umana solo per il fatto che essa è tale, senza considerare religione, nazionalità, orientamento sessuale”.

Un’ulteriore considerazione viene rivolta da padre Cavassa all’impegno dei laici in politica, con lo sguardo rivolto in particolare al suo Paese, il Perù: “Dopo 40 anni, in Perú, non c’è una generazione di laici impegnati in politica a partire della loro fede, in un prospettiva di liberazione. Va ricordato che negli anni ’80 il gruppo terrorista di Sendero Luminoso provoca la rottura e la sinistra peruviana rimane con il dubbio di cosa fare con la guerriglia, arrivando all’estremo della sinistra democratica che non si smarca, con il pericolo di mescolarsi con Sendero Luminoso.

Seguono anni difficili, fino al regime di Alberto Fujimori. Quale generazione di giovani può avere speranza in un contesto cosi complicato? Sono trascorsi già 18 anni dal ritorno della democrazia, ma abbiamo capito che non basta la crescita economica. C’è un grave vuoto della politica, che vediamo anche in questi ultimi mesi con gli scandali del sistema giudiziario peruviano e la grave corruzione.

Come gesuiti, come università cattoliche dobbiamo impegnarci nella formazione dei giovani anche nella formazione socio-politica. Manca ancora questo ponte tra fede e politica, che il Congresso del Celam di Medellín aveva ispirato”.

 https://agensir.it/quotidiano/2018/9/1/50-medellin-cavassa-presidente-universita-gesuite-latinoamericane-papa-uomo-di-fedelta-creativa-urge-la-sfida-di-formare-i-giovani-alla-politica/

50° Medellín: p. Cavassa (presidente università gesuite latinoamericane), “i grandi temi che legano il cammino della Chiesa continentale a Papa Francesco”. Prima parte intervista di Morsolin su SIR-Vaticano

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1 settembre 2018 @ 12:40

Prosegue il dibattito per il 50° della Conferenza latinoamericana di Medellín e sul filo rosso che lega il cammino della Chiesa del continente al pontificato di Papa Francesco. “A partire dall’incontro del Celam di Medellín del 1968 c’è continuità con la Conferenza di Puebla (1979) fino a quella di Aparecida, in occasione della quale il cardinale Bergoglio fu presidente della commissione di redazione del documento finale”.

Lo afferma, interpellato dal Sir, padre Ernesto Cavassa Canessa, gesuita, attuale rettore della Università Antonio Ruiz de Montoya di Lima e presidente dell’Ausjal, l’associazione delle Università dell’America Latina gestite dalla Compagnia di Gesù. Padre Cavassa, che è stato provinciale della Compagnia di Gesu del Perù e presidente della Conferenza dei provinciali gesuiti dell’America Latina (Cpal), prosegue: “La Chiesa va avanti tra luci e ombre, affrontando temi cruciali, come la giustizia, la pace e la povertà. Per esempio, il tema della povertà ritornò con forza in occasione della Conferenza di Puebla, dove si citano ‘i volti dei poveri del popolo’, sono i volti dei migranti, dei contadini, dei giovani, dei disoccupati che attualizzano il messaggio di Medellín e Puebla. C’è continuità in circostanze storiche diverse: l’effervescenza del ‘68, le dittature militari degli anni Settanta, fino al 1992, quando a Santo Domingo si celebra l’incontro delle culture, a 500 anni dalla scoperta/conquista delle Americhe. Ogni assemblea generale Celam deve essere analizzata a partire del contesto storico, partendo da Medellín (1968), per arrivare fino ad Aparecida (2007)”.

Secondo il gesuita alcuni temi ricorrono costantemente nel cammino della Chiesa latinoamericana e arrivano fino a Francesco: “Un primo tema centrale è sicuramente quello dei poveri, la radice cristologica dell’opzione preferenziale per i poveri della terra. Un secondo concetto importante è la Chiesa come spazio di partecipazione, attraverso piccole comunità ecclesiali di base che riprendono il messaggio chiave dell’incontro di Medellín, interpretando la Chiesa non come struttura gerarchica ma privilegiando la partecipazione. Un terzo elemento è il metodo vedere-giudicare-agire come pratica pastorale in America Latina. Dopo 50 anni si mantiene questo cammino fino ad Aparecida. Un quarto punto è l’inculturazione della fede, che papa Francesco riprende sottolineando le radici di ogni cultura. Un quinto elemento è la visione dell’America latina come Patria Grande”.

https://agensir.it/quotidiano/2018/9/1/50-medellin-p-cavassa-presidente-universita-gesuite-latinoamericane-i-grandi-temi-che-legano-il-cammino-della-chiesa-continentale-a-papa-francesco/

50° Medellín: concluso il Congresso latinoamericano con un rinnovato invio missionario alla luce del messaggio di Papa Francesco. Quarta nota di Morsolin su SIR-Vaticano

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Foto: Cardinale Porras e Morsolin

27 agosto 2018 @ 19:15

Si è concluso ieri a Medellín il congresso latinoamericano “Medellín cinquant’anni: profezia, comunione, partecipazione”, promosso dal Celam (Consiglio episcopale latinoamericano), dall’arcidiocesi di Medellín, dalla Clar (il coordinamento latinoamericano dei religiosi e delle religiose) e dalla Caritas latinoamericana. La concelebrazione conclusiva è stata presieduta dal cardinale Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotá e presidente del Celam. Nell’omelia il porporato ha sottolineato che “credere nel Signore non è solo accettare una dottrina o adottare un’etica”, ma soprattutto è l’incontro “con un avvenimento, con una persona viva”, che dà significato alla nostra esistenza, “un incontro personale con il Risorto” che avviene attraverso la famiglia, il lavoro, la società.

La messa si è conclusa con un momento di invio missionario, rivolto dal card. Salazar a tutti i vescovi, i sacerdoti, i fedeli presenti. A tutti è stata consegnata una croce come segno di essere discepoli missionari della Chiesa latinoamericana, come impegno a essere una Chiesa missionaria”povera per i poveri, in costante conversione pastorale e in dialogo con il mondo”.

Numerosi nel corso dei tre giorni di convegno, caratterizzati dalla tradizionale scansione metodologica del vedere-giudicare-agire, gli spunti di carattere teologico e pastorale. Tra questi, l’intervento della teologa brasiliana María Clara Lucchetti Bingemer (Università Cattolica di Rio de Janeiro) sul rapporto tra la Conferenza di Medellín e il magistero di Papa Francesco: cinquant’anni fa lo sguardo dei vescovi si incentrò sull’opzione per i più poveri e la Chiesa latinoamericana cessò di essere un riflesso della Chiesa europea, per essere invece “fonte di un nuovo modello ecclesiale”; oggi papa Francesco dà vita con il suo magistero alla stessa opzione preferenziale, in continuità con la Conferenza del 1968.

Padre Pedro María Trigo Durá, teologo gesuita venezuelano, ha messo in evidenza che la “volontà di Dio per l’America Latina è lo sviluppo integrale, e pertanto la Chiesa è chiamata a favorire la realizzazione della persona umana a partire da uno sviluppo integrale, tenendo conto che la vita è dentro la storia”.

Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina, sottolinea al Sir da Bogotá: “Mi colpisce molto che insieme a relatori come i cardinali Baltazar Porras (Venezuela) e Pedro Barreto (Perú), sia stato invitato padre Pedro Trigo, ottantenne gesuita venezuelano del Centro Gumilla di Caracas, con padre Gustavo Gutiérrez tra i maggiori esponenti della Teologia della Liberazione. Il congresso di Medellín riporta alla radice storica dell’opzione preferenziale dei poveri e la ri-attualizza con il magistero di Papa Francesco, anche in chiave non eurocentrica”.

https://www.agensir.it/quotidiano/2018/8/27/50-medellin-concluso-il-congresso-latinoamericano-con-un-rinnovato-invio-missionario-alla-luce-del-messaggio-di-papa-francesco/

Medellín 50 anos: ser uma Igreja pobre para os pobres e descartados. Osservatore Romano mencionou Morsolin

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Cinquenta anos atrás o olhar dos bispos se concentrou na opção preferencial pelos pobres e a Igreja latino-americana passou a ser “fonte de um novo modelo eclesial”; hoje o Papa Francisco dá vida com seu magistério à mesma opção preferencial, em continuidade com a Conferência de 1968.

Cidade do Vaticano

Fazer próprias “a conversão e a reforma da Igreja” promovidas pelo Papa Francisco; “deixar de lado a autorreferêncialidade para ser uma Igreja pobre para os pobres e os descartados”; “superar a sujeira dentro da Igreja e condenar com coragem os abusos sexuais, de poder e de consciência”.

Ser uma Igreja missionária “pobre para os pobres”

Foi o apelo lançado pelo arcebispo de Huancayo, no eru, e vice-presidente da Rede eclesial pan-amazônica (Repam), cardeal Pedro Ricardo Barreto Jimeno, durante seu pronunciamento no Congresso latino-americano “Medellín cinquenta anos: profecia, comunhão, participação”, promovido na cidade colombiana pelo Conselho episcopal latino-americano (Celam), pela Arquidiocese de Medellín, pela Coordenação latino-americana dos religiosos e das religiosas (Clar) e pela Caritas latino-americana.

Concílio, Medellín e Papa Francisco

Para o purpurado, o Concílio, a Conferência de Medellín e o papado de Francisco são “sinais de renovação e da reforma que estamos vivendo na Igreja e que devemos reforçar”.

Mais de 70 bispos da América Latina e do Caribe, comunidades religiosas, representantes do clero e leigos provenientes de vários países da região participaram do Congresso, que foi aberto dia 23 de agosto no Seminário menor de Medellín com um desfile de bandeiras representado os países do Celam e a procissão de entrada, com o acompanhamento de dois silleteros, os tradicionais vendedores de flores com suas obras artísticas.

Influência de Medellín ultrapassou nossas fronteiras

Segundo o arcebispo de Mérida, na Venezuela, e administrador apostólico de Caracas, cardeal Baltazar Enrique Porras Cardozo, “os documentos de Medellín foram um marco no caminho pós-conciliar, porque foram os primeiros a assumir o novo clima do Concílio Vaticano II. E tudo isso levou sua influência para além de nossas fronteiras”.

Estes cinquenta anos, continuou o cardeal Porras Cardozo, “foram caracterizados por altos e baixos, mas a Igreja do nosso continente amadureceu, apesar das dificuldades e dos obstáculos, internos e externos”.

Com Francisco, levar a sério o Vaticano II

Agora, o desafio principal “é assumir, na linha do Papa Francisco, a urgente necessidade de levar a sério o Vaticano II e dar à Igreja, neste momento, um rosto de esperança e alegria. Para nós venezuelanos, a fraternidade dos bispos com os quais estamos nos encontrando é consoladora”, enfatizou.

O Congresso teve início com a leitura orante da Palavra de Deus, dirigida pelo representante do Clar, Ángel Cabrera, baseada na experiência do Deus libertador do Êxodo, e o convite a olhar para a realidade com os olhos de Deus, capaz de compaixão e compadecimento.

Em Medellín, bispos elevaram voz profética

Em seu pronunciamento, o arcebispo de Bogotá e presidente do Celam, cardeal Rúben Salazar Gómez, recordou que “50 anos atrás os bispos em Medellín elevaram a voz profética e transformaram a história da Igreja e o continente. Na homilia, o purpurado ressaltou que “crer no Senhor não é somente aceitar uma doutrina ou adotar uma ética”, mas sobretudo é o encontro “com um evento, com uma pessoa viva”, que dá significado a nossa vida, “um encontro pessoal com o Ressuscitado” que se dá mediante a família, o trabalho, a sociedade. A missa concluiu-se com um momento de envio missionário, dirigido pelo cardeal Salazar a todos os bispos, sacerdotes e fiéis presentes.

Método ver, julgar e agir

Os quatro dias do Congresso (23 a 26 de agosto), seguindo o método tradicional do ver-julgar-agir, foram ricos de temas de caráter teológico e pastoral.

Igreja latino-americana, fonte de um novo modelo eclesial

Entre estes, a explanação da teóloga brasileira Maria Clara Bingemer (Universidade Católica do Rio de Janeiro), sobre a relação entre a Conferência de Medellín e o magistério do Papa Francisco: cinquenta anos atrás o olhar dos bispos se concentrou na opção preferencial pelos pobres e a Igreja latino-americana deixou de ser um reflexo da Igreja europeia, para ser, ao invés, “fonte de um novo modelo eclesial”; hoje o Papa Francisco dá vida com seu magistério à mesma opção preferencial, em continuidade com a Conferência de 1968.

Desenvolvimento humano integral

Pe. Pedro María Trigo Durá, teólogo jesuíta venezuelano, evidenciou que a “vontade de Deus para a América Latina é o desenvolvimento integral e, por conseguinte, a Igreja é chamada a favorecer a realização da pessoa humana a partir de um desenvolvimento integral, considerando que a vida está dentro da história”.

Por fim, Cristiano Morsolin, especialista em direitos humanos na América Latina, declarou à agência Sir que “o Congresso de Medellín reconduz à raiz histórica da opção preferencial pelos pobres e a reatualiza com o magistério do Papa Francisco, inclusive em chave não eurocêntrica”.

(L’Osservatore Romano)

https://www.vaticannews.va/pt/igreja/news/2018-08/medellin-50-anos-ser-uma-igreja-pobre-para-pobres-descartados.html

Concluso il congresso di Medellín. Segni di rinnovamento. Osservatore Romano cita Morsolin

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Foto: Cardinale Porras e Morsolin

Fare proprie «la conversione e la riforma della Chiesa» promosse da Papa Francesco; «lasciare da parte l’autoreferenzialità per essere una Chiesa povera per i poveri e gli scartati»; «superare la sporcizia all’interno della Chiesa e condannare con coraggio gli abusi sessuali, di potere e di coscienza».

È stato questo l’appello lanciato dal cardinale peruviano Pedro Ricardo Barreto Jimeno, arcivescovo di Huancayo e vicepresidente della Rete ecclesiale pan-amazzonica, durante il suo intervento al congresso latinoamericano «Medellín cinquant’anni: profezia, comunione, partecipazione», promosso dal Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), dall’arcidiocesi di Medellín, dal Coordinamento latinoamericano dei religiosi e delle religiose (Clar) e dalla Caritas latinoamericana. Per il porporato, il concilio, la conferenza di Medellín e il papato di Francesco sono «segni del rinnovamento e della riforma che stiamo vivendo nella Chiesa e che dobbiamo rafforzare».
Al convegno ecclesiale hanno preso parte di più di 70 vescovi dell’America latina e dei Caraibi, comunità religiose, rappresentanti del clero e laici provenienti da diversi paesi della regione ed è stato aperto con una sfilata di bandiere in rappresentanza dei paesi del Celam e l’ingresso processionale, con l’accompagnamento di due silleteros, i tradizionali venditori di fiori con le loro opere artistiche.

Secondo il cardinale venezuelano Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida e amministratore apostolico di Caracas, «i documenti di Medellín sono stati una pietra miliare nel cammino post-conciliare, poiché fummo i primi ad assumere il clima nuovo del concilio Vaticano II. E tutto questo ha portato il suo influsso al di là delle nostre frontiere». Questi cinquant’anni, ha continuato il cardinale Porras, «sono stati caratterizzati da alti e bassi, ma la Chiesa del nostro continente è maturata, nonostante le difficoltà e gli ostacoli, interni ed esterni». Ora la sfida principale «è assumere, sulla linea di Papa Francesco, l’urgente necessità di prendere sul serio il concilio Vaticano II e dare alla Chiesa, in questo momento, un volto di speranza e gioia. È consolante, per noi venezuelani — ha concluso — la fraternità dei vescovi con i quali ci stiamo incontrando». Il Congresso è iniziato con la lettura orante della Parola di Dio, diretta da Ángel Cabrera, rappresentante della Clar, sulla base dell’esperienza del Dio liberatore dell’Esodo, e l’invito a guardare la realtà con gli occhi di Dio, capace di compassione e di avvilimento. Nel corso del suo intervento, il cardinale Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotá e presidente del Celam, ha ricordato che «50 anni fa i vescovi a Medellin hanno alzato la loro voce profetica e trasformato la storia della Chiesa e il continente. Nell’omelia il porporato ha sottolineato che «credere nel Signore non è solo accettare una dottrina o adottare un’etica», ma soprattutto è l’incontro «con un avvenimento, con una persona viva», che dà significato alla nostra esistenza, «un incontro personale con il Risorto» che avviene attraverso la famiglia, il lavoro, la società. La messa si è conclusa con un momento di invio missionario, rivolto dal cardinale Salazar a tutti i vescovi, i sacerdoti, i fedeli presenti. A tutti è stata consegnata una croce come segno di essere discepoli missionari della Chiesa latinoamericana, come impegno a essere una Chiesa missionaria «povera per i poveri, in costante conversione pastorale e in dialogo con il mondo».
Numerosi, nel corso dei tre giorni di convegno, caratterizzati dalla tradizionale scansione metodologica del vedere-giudicare-agire, gli spunti di carattere teologico e pastorale.

Tra questi, l’intervento della teologa brasiliana María Clara Lucchetti Bingemer (Università Cattolica di Rio de Janeiro) sul rapporto tra la Conferenza di Medellín e il magistero di Papa Francesco: cinquant’anni fa lo sguardo dei vescovi si incentrò sull’opzione per i più poveri e la Chiesa latinoamericana cessò di essere un riflesso della Chiesa europea, per essere invece «fonte di un nuovo modello ecclesiale»; oggi Papa Francesco dà vita con il suo magistero alla stessa opzione preferenziale, in continuità con la Conferenza del 1968.
Padre Pedro María Trigo Durá, teologo gesuita venezuelano, ha messo in evidenza che la «volontà di Dio per l’America latina è lo sviluppo integrale, e pertanto la Chiesa è chiamata a favorire la realizzazione della persona umana a partire da uno sviluppo integrale, tenendo conto che la vita è dentro la storia».
Infine, Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America latina, ha dichiarato all’agenzia Sir che «il congresso di Medellín riporta alla radice storica dell’opzione preferenziale dei poveri e la riattualizza con il magistero di Papa Francesco, anche in chiave non eurocentrica».
L’Osservatore Romano, 28-29 agosto 2018