Celam, concluso il convegno per un nuovo paradigma tra Stato, società e mercato sulla scia del magistero di Papa Francesco, terza parte del reportage di Morsolin per SIR

dialogo celam

13 luglio 2017 @ 15:50

Si è concluso ieri, mercoledì 12 luglio, a Bogotá, presso la Pontificia Università Javeriana, la due giorni di “Dialogo latinoamericano” sul tema “Tutto è connesso. Strategia di un reincontro della società con lo Stato e il mercato, in vista di uno sviluppo umano integrale per l’America Latina”. Al convegno, promosso dal Celam, hanno preso parte vari esperti sia del continente americano che di quello europeo (dall’Italia erano presenti il filosofo Antonio Maria Baggio e l’economista Stefano Zamagni). Francesco Vincenti, negli anni Novanta funzionario di alto livello delle Nazioni Unite (che proprio nei dialoghi con le Farc nel Caguan aveva nella sua équipe l’attuale presidente colombiano Santos), da sette anni dirige la Fondazione Millennia: “L’obiettivo del ‘Dialogo latinoamericano’ – spiega al Sir – è di rigenerare l’economia attraverso un nuovo paradigma tripartito tra Stato, mercato e società. Ci ispira l’enciclica Laudato si’, che vogliamo trasformare in un percorso concreto di cambiamento attraverso l’impegno per i laici, coinvolgendo attivamente imprenditori, movimenti sociali e mondo accademico come l’Università Javeriana, raccogliendo così l’invito di Papa Francesco”. In quest’ottica, importante è stata la lectio magistralis finale di Jeffrey Sachs, professore della Columbia University (Usa). Sachs ha osservato come “l’aumento delle disuguaglianze sociali, un ecosistema sempre più degradato e una governance mondiale in crisi, rispecchiano il senso di insicurezza, la crisi giovanile, l’illegittimità della leadership di molti Paesi”. Con l’enciclica Laudato si’, Papa Francesco ispira un piano di cambiamento per il mondo, fondato sulla speranza e sulla giustizia, “offre un messaggio per tutti, non solo per la Chiesa, difende la dignità umana”, conclude Sachs.

Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani e partecipante al “Dialogo latinoamericano”, commenta al Sir : “Papa Francesco, con i suoi vari inviti ai presidenti Rafael Correa ed Evo Morales in Vaticano, indica di porre attenzione sull’alternativa di un’eeconomia solidale che si è tentato di costruire in Ecuador e Bolivia a partire dall’adozione delle nuove costituzioni del 2008, ispirate al Buen vivir e alla difesa costituzionale della Pachamama, la madre terra in lingue quechua, una difesa che si traduce in politiche pubbliche includenti e redistributive”. Vincenti alla conclusione dei lavori ha letto un messaggio scritto dal cardinale Peter Appiah Turkson, prefetto del Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale: “Ci rallegra che questo ‘Dialogo latinoamericano’ – ha scritto il prefetto – sia parte dell’ispirazione del magistero sociale di Papa Francesco”.

https://agensir.it/quotidiano/2017/7/13/america-latina-celam-concluso-il-convegno-per-un-nuovo-paradigma-tra-stato-societa-e-mercato-sulla-scia-del-magistero-di-papa-francesco/

 

Seconda parte reportage Morsolin per SIR: padre De Roux (gesuita), “abbiamo fermato la guerra con le Farc, ma non abbiamo ancora la pace”

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Padre Francisco De Roux, ex provinciale della Compagnia di Gesù in Colombia, è stato tra i relatori alla prima giornata del convegno di “Dialogo Latinoamericano” promosso dal Celam, dal titolo “Tutto è connesso. Strategia di un reincontro della società con lo Stato e il mercato, in vista di uno sviluppo umano integrale per l’America Latina”. L’incontro si è svolto ieri alla Pontificia Università Javeriana di Bogotá. Nel suo intervento, frutto di una lunga esperienza nelle zone del conflitto colombiano, ha parlato del futuro della pace in Colombia, dopo aver appoggiato nei mesi scorsi con decisione gli accordi di pace del governo colombiano e quella delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) per tentare di porre fine ai 52 anni di conflitto. Un cammino che è connesso alla necessità di uno sviluppo integrale: “Dobbiamo costruire in Colombia delle alternative alle diseguaglianze, come quelle che vediamo nelle periferie di Bogotá, come Ciudad Bolivar”. Infatti, la pace vera, assieme alla giustizia sociale non è, ancora arrivata nelle regioni colombiane: “Abbiamo fermato la guerra con le Farc, abbiamo firmato gli accordi, ma non abbiamo ancora la pace, ci sono tanti problemi strutturali”.
In questo senso, ha ricordato un fatto accaduto poche settimane fa quando accompagnava il presidente uscente della Conferenza episcopale mons. Luis Augusto Castro per la consegna di 7.000 armi delle Farc. Una coppia di giovani ex guerriglieri si è avvicinata al gesuita e ha detto: “Vi consegnamo il nostro fucile, noi riponevamo la vita nel fucile, abbiamo consegnato la vita nelle vostre mani, però i colombiani non hanno fiducia in noi”.
Nell’intervento il gesuita ha rammentato anche i due nuovi beati colombiani: “È molto significativo che il Papa abbia riconosciuto come martiri mons. Jaramillo, vescovo di Arauca, e il sacerdote di Armero, entrambi uccisi in circostanze difficili nel mezzo di tanta violenza. Mons. Jaramillo riesce a farsi confessare prima di essere assassinato dall’Eln. Oggi la crisi politica in Colombia è profonda, la politica è ostaggio della corruzione. Per questo il lavoro della Chiesa si deve orientare a formare coscienze nuove per poter trasformare i poteri pubblici”.

https://agensir.it/quotidiano/2017/7/12/colombia-padre-de-roux-gesuita-abbiamo-fermato-la-guerra-con-le-farc-ma-non-abbiamo-ancora-la-pace/

 

America Latina: Celam, un convegno per mettere in dialogo società, Stato e mercato alla luce del magistero di Papa Francesco, prima parte reportage Morsolin per SIR-CEI

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12 luglio 2017 @ 13:50

Si è aperto ieri a Bogotá, presso la Pontificia Università Javeriana, il convegno di due giorni di “Dialogo Latinoamericano”, dal titolo “Tutto è connesso. Strategia di un reincontro della società con lo Stato e il mercato, in vista di uno sviluppo umano integrale per l’America Latina”. Il convegno è promosso dal Celam (il Consiglio episcopale delle Chiese latinoamericane) e si conclude oggi. Tra i partecipanti il cooperatore ed esperto di diritti umani Cristiano Morsolin, il quale sottolinea l’importanza di questa due giorni anche in vista dell’imminente visita in Colombia di Papa Francesco (6-10 settembre): “Le conclusioni del Convegno – spiega – verranno direttamente presentate al Papa quando verrà qui”. Mons. Francisco Niño, segretario aggiunto del Celam, ha aperto i lavori sottolineando che “si cerca una riflessione sulla relazione “mercato, Stato e societa” con appoggio della Santa Sede. Ci si propone, a partire dall’ecologia integrale delineata dalla Laudato Si’, di plasmare un modello che rispetti il libero mercato in America Latina, seguendo San Paolo, il quale ci invita a non accomodarci al mondo, ma a trasformarlo”.
Il nunzio apostolico in Colombia, mons. Ettore Ballestero, nel suo intervento, ha affermato: “Questo Dialogo latinoamericano è importante per riflettere insieme”, poiché tutta la storia dell’umanità si è trovata a governare nella frammentazione, delimitando gli spazi come parti isolate. Però tutto oggi è connesso, la società in generale cerca un incontro tra il mercato e lo Stato, al servizio di tutta l’umanità. Il nunzio ha avvertito che stiamo assistendo a molti scontri in America Latina, all’affermazione – come denuncia Papa Francesco – della cultura dello scarto, “nel suo molteplice volto dello scarto umano, politico, sociale, tutto questo è un rifiuto alle moltitudini che cercano di accedere a opportunità per tutti”. L’America Latina ha perciò bisogno di “una riflessione legata allo sviluppo integrale dei popoli, che incorpori la dimensione storica e spirituale di questo Paese colombiano, che dia speranza anche a tutta la regione e all’America Latina”. Parlando in particolare della Colombia, mons. Balestrero ha fatto notare che questo convegno “serve a contribuire e portare luce anche al processo di pace in corso”. In un paese caratterizzato da marginalità e grandi diseguaglianze, la due giorni “deve contribuire positivamente a una prospettiva orientata al lato umano dello sviluppo, lavorando contro l’emarginazione e la povertà”.

https://agensir.it/quotidiano/2017/7/12/america-latina-celam-un-convegno-per-mettere-in-dialogo-societa-stato-e-mercato-alla-luce-del-magistero-di-papa-francesco/

Il cardinale Hummes prepara la strada al viaggio di Francesco – di Morsolin C.

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Nel programma della prossima visita di Papa Francesco in Colombia, missionari, osservatori e Ong, fanno notare una gravissima assenza. Malgrado gli incontri precedenti che hanno caratterizato ogni viaggio del Papa in America Latina, in Ecuador, in Bolivia, in Paraguay, in Messico, la potentissima Conferenza Episcopale colombiana, é riuscita a bloccare l’incontro del Papa con i movimenti sociali, le organizzazioni popolari che da 50 anni lottano per la difesa dei diritti umani e costruiscono pace.

Ancora una volta Papa Francesco riesce a salvare la situazione “scomoda” proponendo un sinodo per i popoli e nazioni che vivono nella foresta pluviale dell’Amazzonia, popoli che appartengono attualmente a 9 Paesi: Brasile (67%), Perù (13%), Bolivia (11%), Colombia (6%), Ecuador (2%), Venezuela (1%), Suriname, Guyana e Guyana francese (insieme 0,15%).
Su questa ipotesi il cardinale brasiliano Claudio Hummes, presidente della Rete Ecclesiale Pan-amazzonica (Repam), ha rilasciato alla Radio Vaticana un commento: «Questa è una notizia molto importante nella direzione di una Chiesa più inculturata, con un volto più amazzonico, una Chiesa impegnata nella difesa dell’Amazzonia che rischia di essere distrutta, devastata, degradata! Prima di tutto ci sono pochi missionari in Amazzonia. C’è una grande mancanza di presenza più vicina ai popoli indigeni soprattutto all’interno dell’Amazzonia».
«Questa presenza fisica della Chiesa attraverso sacerdoti e diaconi è molto precaria», ha spiegato Hummes, «gli indigeni si lamentano di questo, vorrebbero che la Chiesa fosse più vicina; forse una volta era più vicina, però oggi per tanti motivi questa presenza è diminuita. Inoltre c’è la questione dell’inculturazione: dare un volto amazzonico, vuol dire una Chiesa che è inculturata nelle culture originarie del luogo. C’è un lungo cammino da fare e un Sinodo potrebbe incoraggiare, indicare delle vie in questo senso… potrebbe, prima di tutto, incoraggiare questo processo di inculturazione. Sarebbe un momento senz’altro molto fruttuoso per la Chiesa in Amazzonia».

Il cardinale Hummes a Bogotá

Claudio Hummes, cardinale brasiliano, è un alto rappresentante della Chiesa Cattolica. È stato Arcivescovo di San Paolo fra il 1998 e il 2006, poi è stato nominato Prefetto della Congregazione Vaticana per il Clero. È molto ben conosciuto per il suo coinvolgimento personale nelle cause a favore dei poveri e degli esclusi. Papa Francesco stesso ha reso pubblico l’aneddoto per cui alla fine del Conclave che lo ha eletto, quando la conta dei voti aveva reso evidente la sua elezione al soglio pontificio, il Cardinal Hummes gli si sarebbe rivolto così: “non dimenticare i poveri!”.
Una volta terminato il suo impegno a Roma è tornato in Brasile, continuando la sua battaglia contro povertà ed emarginazione. Recentemente Hummes è stato nominato Presidente della Rete delle Chiese Pan-Amazzoniche (REPAM), un’organizzazione che riunisce le diocesi cattoliche del bacino del Rio delle Amazzoni, situate in otto paesi diversi: Brasile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela, Guyana e Suriname.
Il 5 luglio scorso Hummes é volato a Bogotá per partecipare al V Congreso Mundial de la Conférence Mondiale des Institutions Universitaires Catholiques de Philosophie, COMIUCAP.

La sua lectio magistrales é stata particularmente interessante, tutta incentrata sulle novitá dell’Enciclica Laudato Si. “L’unico obiettivo nella vita di molti è accumulare ricchezze, e questa mentalità giustifica qualsiasi cosa. Dobbiamo cambiare il nostro sistema economico e finanziario, compreso il nostro business esclusivamente orientato al profitto, tutto questo deve cambiare” ha spiegato Hummes.
Il ruolo dei cristiani e della Chiesa cattolica in questa trasformazione sociale, secondo Hummes, deve essere quello di essere “meno consumisti e più umili: infatti la Chiesa cattolica ha parecchie sfide e responsabilità davanti alla società di oggi. Per chi crede, questo significa non distruggere il creato di Dio, ma curarlo, perché è la nostra casa comune”. Commentando l’enciclica Laudato sì (49), ha affermato che per tutti, credenti e non, “c’è una questione etica: poiché la distruzione ambientale aumenta la povertà, abbiamo tutti il dovere di ascoltare e offrire solidarietà al grido dei poveri e al pianto della Terra”.

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http://www.farodiroma.it/2017/07/11/colombia-cardinale-hummes-prepara-la-strada-al-viaggio-francesco-c-morsolin/

Colombia: avanti con la pace, tra molte contraddizioni, articolo di Morsolin per UNIMONDO

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I riflettori si sono per il momento spenti sulla Colombia, anche se il mese di giugno appena trascorso è stato cruciale per consolidare il processo di pace, poiché il 27 giugno si é conclusa la consegna delle 7.000 armi dei guerriglieri delle FARC. Il Presidente Santos ha affermato nella cerimonia a Mesetas (Meta) che «la guerriglia più potente e più longeva dell’America Latina cessa di esistere» e «questa notizia, dopo 53 anni di guerra, segna una nuova tappa nella storia della Colombia».

L’accordo di pace tra governo e FARC (frutto di più di due anni di colloqui e negoziazioni), è un passaggio estremamente delicato per il Paese con l’opinione pubblica divisa come dimostrato dal referendum popolare che a ottobre 2016 ha votato contro l’accordo (il “no” ha vinto con uno scarto di 0,5%, circa 62.000 voti), e l’opposizione ‘dura’ dell’ex-Presidente Uribe che incalza contro la pacificazione iniziando una lunga campagna elettorale verso le elezioni presidenziali che avranno luogo nel maggio 2018, mentre a marzo ci saranno le elezioni per il Parlamento Nazionale, dove le Farc avranno diritto a ben 10 seggi parlamentari in base agli accordi di pace. L’ex presidente dell’Uruguay Pepe Mujica ironizza: “Questa guerriglia delle Farc non é in sintonia con il popolo colombiano, non otterranno nemmeno l’elezione di un sindaco…”.

Ricordiamo che il nuovo trattato di pace prevede la trasformazione delle Farc da organizzazione armata a partito politico, la consegna delle armi e il progressivo reintegro dei guerriglieri nella società civile. Un altro punto cruciale è la riforma agraria per la distribuzione delle terre e l’accesso al credito, nonché la fine delle coltivazioni illecite nelle aree di influenza della guerriglia, tra cui quella di cocaina, e un programma sanitario e sociale contro il consumo e il traffico di droga.

Pochi giorni prima della consegna delle armi, sabato 19 giugno in un centro commerciale affollato per gli acquisti in occasione della festa del papà (in Colombia si celebra in questa data), è esplosa una bomba causando tre morti e vari feriti. Tra le vittime, una cittadina francese di 23 anni, Julie Huynh che faveva volontariato in una associazione di Ciudad Bolivar nell’ambito di un master di cooperazione umanitaria con una universitá parigina. Un episodio inquietante, oltre che triste. Il presidente della repubblica Santos ha escluso da subito una responsabilità delle FARC o dell’ELN (un’altra formazione guerrigliera).

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http://www.unimondo.org/Notizie/Colombia-avanti-con-la-pace-tra-molte-contraddizioni-167142

Agenzia SIR-CEI intervista Morsolin: “in attesa del Papa e della sua profezia di pace”

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VATICAN CITY, VATICAN – MARCH 27: Pope Francis waves to the crowd as he drives around St Peter’s Square ahead of his first weekly general audience as pope on March 27, 2013 in Vatican City, Vatican. Pope Francis held his weekly general audience in St Peter’s Square today (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

5 aprile 2017

C’è enorme attesa in Colombia per la visita che Papa Francesco compirà dal 6 all’11 settembre prossimo: “Parteciperanno milioni di colombiani. Il Papa ha dato un forte riconoscimento agli sforzi di pace in Colombia. Spero che la sua profezia si avveri”. Così Cristiano Morsolin, attivista per i diritti umani che vive a Bogotá, racconta il clima e le attese della popolazione colombiana. Il Papa visiterà Bogotá, Villavicencio, Medellín e Cartagena in un viaggio legato al difficile processo di pace in corso in Colombia, durante il quale la diplomazia vaticana si è mossa per favorire l’accordo tra il governo del presidente Manuel Santos (che ha vinto il Nobel per la Pace) e i guerriglieri delle Farc.  “Ci auguriamo che Papa Francesco spenda qualche parola sul problema dei bambini soldato, una questione totalmente disattesa negli accordi – dice al Sir Morsolin, che oggi ha presentato alla Camera dei deputati il suo libro “Antimafia andina. Il contributo dell’antimafia sociale e della nonviolenza alla pace in Colombia” insieme al deputato Davide Mattiello -. Le Farc hanno liberato solo 30 bambini su centinaia”.  Il Papa sosterà anche a Cartagena, luogo simbolico di approdo degli schiavi africani e mèta di turismo sessuale. “Speriamo darà un messaggio forse contro la schiavitù delle bambine e adolescenti colombiane a scopo di sfruttamento sessuale”, afferma. Papa Francesco, precisa, “viene in Colombia per appoggiare il processo di pace e dare un segnale forte alla Chiesa colombiana. È importante che possa ascoltare le voci della società civile che sostengono la pace e la costruzione della riconciliazione e della giustizia. Bisogna dare visibilità alle esperienze positive costruite dal basso”.

https://agensir.it/quotidiano/2017/4/5/colombia-morsolin-attivista-diritti-umani-in-attesa-del-papa-e-della-sua-profezia-di-pace/

FUORI I BAMBINI DALLA GUERRA, articolo di Morsolin pubblicato dalla rivista Mosaico di Pace, giugno 2017

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Prospettive, numeri e voci a 10 anni di distanza dal Summit mondiale sui bambini soldato: chi tutela l’infanzia in guerra?

Cristiano Morsolin (Esperto di diritti umani in America Latina )

Non si nasce violenti, lo si diventa. È tanto facile far diventare soldato un bambino, quanto è difficile fargli recuperare l’umanità perduta. Però è possibile farlo.

Ishmael Beah, ex bambino soldato della Sierra Leone

Era l’8 febbraio 2007: per la prima volta cinquantotto Paesi di tutto il mondo si impegnavano ad adottare misure per porre fine alle guerre combattute dai bambini strappati alle loro famiglie, drogati e armati da regimi e movimenti ribelli senza scrupoli.

Il documento, siglato al termine della Conferenza dal titolo “Liberiamo i bambini dalla guerra”, promossa da Unicef e governo francese, afferma che “per la prima volta” “gli Stati firmatari si sono impegnati solennemente ad applicare e rispettare i principi della lotta contro il reclutamento e l’impiego dei minori nei conflitti armati”.

I bambini che imbracciano le armi non sono solo nelle mani di gruppi ribelli, milizie e bande criminali, ma anche di eserciti paramilitari che spesso agiscono a fianco di truppe regolari.

Tra gli impegni sottoscritti, quello di lottare contro l’impunità, indagare e perseguire reclutatori e comandanti dei minori inseriti in gruppi armati o eserciti regolari. Per tutti questi reati non è ammessa alcuna amnistia.

Sono passati 10 anni: la Conferenza internazionale “Proteggiamo i bambini dalla guerra”, organizzata a Parigi su iniziativa dell’Unicef e del governo francese, realizzata il 7 febbraio 2017, ne traccia un bilancio. Nell’ultimo decennio, secondo le stime dell’Unicef, circa 65 mila bambini sono stati sottratti dai ranghi di eserciti statali e di gruppi armati non governativi. In tutto sono circa 250 milioni i minori esposti al pericolo di reclutamento, vivendo in Paesi o aree segnati da conflitti.

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Rivista: Mosaico di pace, giugno 2017, pag. Editore: Pax Christi Italia, pag. 16-17

http://www.mosaicodipace.it/mosaico/a/44489.html