Archivo mensual: mayo 2017

Bolivia: el proyecto decolonial del presidente Evo Morales desafía la Unión Europea, especial de Morsolin C. es publicado por 12 mass-media internacionales

Bolivia_Vice Ministra Gardy Costas

FOTO: Vice-ministra Costas-Igualdad de oportunidades, presenta libro de Morsolin “Diversidad en movimiento” en La Paz

Difusión

Ecuador:

http://www.nodal.am/2017/05/bolivia-proyecto-decolonial-del-presidente-evo-morales-desafia-la-union-europea-cristiano-morsolin/

http://www.alainet.org/es/articulo/185429

http://www.economiacritica.com/2017/05/bolivia-desafia-a-la-union-europea-con-proyecto-decolonial/

https://diasp.org/tags/bolivia

 Bolivia:

http://www.boliviamundo.net/bolivia-el-proyecto-decolonial-del-presidente-evo-morales-desafia-la-union-europea/

http://tinku.org/bolivia-el-proyecto-decolonial-del-presidente-evo-morales-desafia-la-union-europea-con-relacion-a-las-tematicas-de-la-coca-trabajo-infantil-autodeterminacion-de-los-pueblos/

http://www.bolpress.com/2017/05/15/el-proyecto-de-morales-desafia-la-union-europea-en-temas-como-coca-trabajo-infantil-y-autodeterminacion/

http://www.katari.org/pryecto-descolonial-desafia-a-la-ue

 España

http://www.rebelion.org/noticia.php?id=226540

http://kaosenlared.net/bolivia-el-proyecto-decolonial-del-presidente-evo-morales-desafia-la-union-europea-con-relacion-a-las-tematicas-de-la-coca-trabajo-infantil-autodeterminacion-de-los-pueblos/

http://elantimperialista.blogspot.com.co/2017/05/el-proyecto-decolonial-del-presidente.html

https://es-la.facebook.com/Europa.NATs/

In ricordo di Antonio Papisca, articolo di Morsolin su UNIMONDO

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Anch’io lo voglio ricordare, pensando ad alcuni incontri avuti in questi ultimi mesi. Lunedi 27 febbraio 2017 sono andato a salutarlo personalmente presso l’Università di Padova in occasione della presentazione di un mio libro che parla del contributo dell’antimafia sociale della nonviolenza alla pace in Colombia. Il professor Papisca esprime la “sua profonda preoccupazione per la situazione in Colombia” e considera che “il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite del Diritto alla Pace contribuirebbe in modo importante alla conclusione del conflitto”. Poi martedi 4 aprile 2017 lo incontro velocemente a Roma prima dell’ Inaugurazione del primo Corso di formazione per formatori degli Enti che partecipano alla sperimentazione dei Corpi civili di pace alla Camera dei Deputati.

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http://www.unimondo.org/Guide/Guerra-e-Pace/Pace/In-ricordo-di-Antonio-Papisca-166394

Un diritto rivoluzionario. L’eredità del professor Antonio Papisca a sostegno della pace in Colombia -di Cristiano Morsolin per Il Faro

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“Dobbiamo unire la pace con lo sviluppo, l’interdipendenza dei popoli e la difesa dei diritti economici, sociali, culturali DESC”, é questo il messaggio che mi ha lasciato il professor Antonio Papisca, docente emerito di Relazioni internazionali all’Università di Padova, uno dei pionieri e dei massimi esperti italiani nello studio dei diritti umani, morto improvvisamente all’alba del 16 maggio.

Lunedi 27 febbraio 2017 sono andato a salutarlo personalmente presso l’Università di Padova in occasione della presentazione del libro “Antimafia andina.  Il contributo dell’antimafia sociale della nonviolenza alla pace in Colombia, di Cristiano Morsolin, Edizioni Antropos 2017, con prefazione dell’ On. Davide Mattiello (https://www.youtube.com/watch?v=lIqxT6c0Pyw ), membro della commissione parlamentare antimafia, già presidente di Acmos, Libera e Benvenuti in Italia, e postfazione di Pino Arlacchi, già vice segretario generale delle Nazioni Unite.

 Il professor Papisca esprime la “sua profonda preoccupazione per la situazione in Colombia” e considera che “il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite del Diritto alla Pace contribuirebbe in modo importante alla conclusione del conflitto”.

Poi martedi 4 aprile 2017 lo incontro velocemente a Roma prima dell’ Inaugurazione del primo Corso di formazione per formatori degli Enti che partecipano alla sperimentazione dei Corpi civili di pace alla Camera dei Deputati.

Un’altra data particolarmente significativa é il 30 ottobre 2014 quando il professor Antonio Papisca, Direttore della Cattedra Unesco in diritti umani, democrazia e pace, fa da testimonial (vedi foto) al libro “On children’s rights debt – Reconsidering the debates about working and street children in a globalized world” – Ed. Mediafactory, pag. 308, 2014 – ISBN: 9788898849017, libro collettivo che ho promosso, che raccoglie interventi di esperti dal Messico, dal Brasile, dal Senegal, dall’India e dall’Italia, anche con l’intervento di Raffaele Salinari, Presidente della Federazione Internazionale Terre des Hommes a livello Europeo.

E’ un lavoro accademico legato alla lettera aperta che74 esperti di tutto il mondo, in rappresentanza della società civile e del mondo accademico, hanno inviato una lettera aperta alle Nazioni Unite per porre l’attenzione sul tema dei diritti economici, sociali e culturali dei bambini/e, considerando che a Ginevra si sta presentando il nuovo rapporto mondiale sui bambini/e che lavorano e vivono in strada.

In Italia la lettera ha trovato diffusione anche attraverso il Centro Diritti Umani e pace-Cattedra Unesco-Università di Padova, grazie all’interessamento dei docenti Antonio Papisca e Marco Mascia:

http://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/Lettera-aperta-alle-Nazioni-Unite-sui-diritti-dellinfanzia-bisogna-considerare-anche-i-diritti-economici-sociali-e-culturali-affermano-74-esperti-di-tutto-il-mondo/2409

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http://www.farodiroma.it/2017/05/18/un-diritto-rivoluzionario-leredita-del-profesor-antonio-papisca-sostegno-della-pace-colombia-cristiano-morsolin/

Antimafia andina. La risposta al narcotraffico in Colombia, rassegna de Il Faro

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La Colombia è universalmente nota come ‘il paese della cocaina’ nel quale si combatte uno dei conflitti armati interni tra guerriglie e paramilitari/esercito più lunghi della storia dell’America Latina, con effetti devastanti sulla popolazione civile. Quattro milioni di sfollati interni, sei milioni di ettari di terra usurpati, 15mila persone torturate, 60mila scomparse, 80mila esecuzioni extragiudiziarie, 11mila bambini soldato”. Questi i numeri tragici riportati da Cristiano Morsolin nel suo libro Antimafia andina. Il contributo dell’antimafia sociale e della nonviolenza alla Pace in Colombia (pp. 153, Edizioni Antropos, € 14). L’autore, esperto di diritti umani in America Latina dove vive dal 2001, ha lavorato in progetti di cooperazione internazionale ed è stato anche insignito di una menzione dall’ONU proprio per il suo operato in Colombia.

Nel suo saggio Morsolin racconta le ferite profonde di un territorio noto non solo per i suoi conflitti, ma anche per le sue bellezze e i suoi profumi. La Colombia infatti “vanta il caffè migliore del mondo”, è celebre per la purezza dei suoi smeraldi e “detiene il primato per biodiversità per metro quadro”. Purtroppo però questo Paese nel lontano 1987 decise di siglare un accordo di cooperazione internazionale con le mafie, in particolare con Cosa Nostra, per il business della droga. Da allora “c’è un ponte tra Calabria e Colombia lastricato di cocaina e denaro” che fu scoperto per la prima volta proprio dal magistrato Giovanni Falcone. Un losco giro d’affari, in cui rientra anche il nome leggendario di Pablo Escobar, che spesso con la complicità di istituzioni politiche corrotte, miete le sue vittime soprattutto tra i più giovani, per i quali “essere arruolati come sicari dai narcotrafficanti è una promozione sociale”. E così “sono 10.652 i minori di 18 anni assassinati dal 2006”. In una società che vive una costante tensione tra le forze armate rivoluzionarie (Farc) e quelle filogovernative, entrambe parimenti colpevoli di ‘crimini di lesa umanità’ rispetto alla dignità della persona, “la repressione non risolve il problema. Occorre dare una speranza di vita migliore ai campesinos delle zone depresse del Paese che non vedono alternative alle coltivazioni illecite e alla dipendenza dai gruppi armati illegali, promuovendo lo sviluppo integrale e cambiando la mentalità della gente”.

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http://www.farodiroma.it/2017/04/22/antimafia-andina-la-risposta-al-narcotraffico-colombia/

Argentina: Visita del Presidente Mattarella e il debito con le vittime della dittatura militare

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“Dovete avere fiducia perché la forza della verità non si ferma mai”. Sergio Mattarella in Argentina rassicura le madri di Plaza de Mayo che lo hanno incontrato e gli hanno chiesto di fare pressione su Mauricio Macri perché il governo blocchi la decisione della Corte suprema che rischia di anticipare la fine della detenzione degli aguzzini dei loro figli. Poi il capo dello Stato ha gettato con loro fiori bianchi nel Rio de la Plata, dove vennero fatti sparire migliaia di oppositori. La visita del presidente della Repubblica in Argentina è cominciata l’8 maggio con un omaggio alle famiglie delle migliaia e migliaia di vittime della brutalità del regime militare che ha retto con il pugno di ferro l’Argentina dal 1976 al 1983.

Un forte gesto simbolico di Sergio Mattarella che, passando anche dall’Uruguay, compirà una sorta di viaggio indietro nel tempo nel mondo dell’emigrazione italiana in Sudamerica. I numeri sono impressionanti: 20 milioni di italo-argentini pari a quasi la metà dell’attuale popolazione. Circa 1,5 milioni di italo-uruguaiani, pari al 44% della popolazione. E proprio navigando attraverso questo patrimonio di italianità si sviluppa il primo viaggio del presidente della Repubblica in Sud America.

Alla fine del percorso ha incontrato, tra le altre, Vera Jarach, MADRE DI PLAZA DE MAYO  e madre di una ragazza ‘desaparecida’, e Angela ‘Lita’ Boitano, mamma di due figli scomparsi. In italiano, entrambe lo hanno abbracciato. Sia Vera sia ‘Lita’ hanno quindi ricordato i ‘desaparecidos’ puntando non alla storia o alle proprie tragedie, ma ad una vicenda di questi giorni che ha rimesso al centro dell’attenzione del paese il dramma degli scomparsi. In una sentenza subito definita “del 2×1”, la Corte Suprema ha stabilito che i militari accusati di delitti contro i diritti umani, e che sono in carcere, possono contare i giorni di prigionia in modo doppio ai fini della loro condanna definitiva. Per Vera, ‘Lita’ e tanti altre ‘madres’ e ‘nonne’ della Plaza de Mayo la sentenza è molto grave, in quanto potrebbe di fatto spianare la strada all’immunità di decine e decine di militari colpevoli di aver violato i diritti umani. “Abbiamo riferito questo punto che per noi è molo serio, per questo l’abbiamo raccontato al presidente, che ci ha ascoltato” e che, ha precisato Boitano, “ha un viso che ci ha trasmesso serenità”.

Domenica 7 maggio a Buenos Aires, Vera Vigevani Jarach, ha consegnato questa lettera a Mattarella, come madre di Franca Jarach che, a 18 anni, fu una fra le 30 mila vittime desaparecidas della dittatura civico-militare argentina. Fu sequestrata e clandestinamente imprigionata alla E.S.M.A, Scuola della Marina Militare. Emblematico ed il peggiore fra le centinaia di altri campi di concentramento argentini dell’epoca.

“Franca fu assassinata in uno dei «voli della morte». In quegli anni tragici subimmo anche l’indifferenza ed il silenzio internazionale, oltreché quello argentino. Ma ci fu, per noi italiani, un «balsamo» quando l’allora Presidente Sandro Pertini espresse la sua indignazione alla Giunta Militare argentina, per la loro responsabilità in quanto stava accadendo.

Oggi l’ex E.S.M.A. è un luogo di Memoria e di difesa dei Diritti Umani. Oggi l’Argentina chiede all’Unesco di includerla nel Patrimonio Culturale dell’Umanità.

Oggi, e dopo 40 anni di pacifico ma perseverante impegno, noi, Madri e Nonne della Plaza de Mayo, i famigliari dei «desaparecidos» e tutti gli altri organismi che per i diritti umani da sempre hanno lottato, abbiamo finalmente avuto la Giustizia con i processi e le condanne per i colpevoli di questi crimini contro l’umanità.

Oggi, però, siamo molto tristi e preoccupati per una decisione della Corte Suprema che permetterebbe a questi criminali di beneficiare di un forte riduzione delle pene, cosa che ci porterebbe al rischio di incontrarli per strada. Loro, i torturatori, gli assassini dei nostri figli.

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http://www.farodiroma.it/2017/05/13/argentina-mattarella-ricorda-debito-le-vittime-della-dittatura-militare/

Bolivia: el proyecto decolonial del presidente Evo Morales desafía la Unión Europea con relación a las temáticas de la coca, trabajo infantil, autodeterminación de los pueblos, especial de Morsolin C. para Agencia ALAI

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Europarlamentario Ramón Jáuregui Atondo (ministro de la presidencia de España en 2011) desaprueba el comentario de los miembros de la Comisión UE en La Paz:

“Dije en mi intervención a propósito de la ley de los niños trabajadores en Bolivia que los países latinoamericanos no aceptan lecciones democráticas de los europeos y por tanto tenemos que ser muy respetuosos de lo que son las decisiones políticas de esos países”.

 Al asumir el cargo el 22 de enero de 2006, el Presidente Evo Morales y el gobernante Movimiento al Socialismo (MAS) iniciaron un conjunto de transformaciones estructurales, mediante el cual dieron un nuevo rostro al país considerado entonces el segundo más pobre del hemisferio.

El propio mandatario valoró en varias ocasiones la importancia de estos cambios políticos, económicos y sociales que ubican a Bolivia como una nación en vías de desarrollo, más justa y equitativa.

Con la nacionalización de los hidrocarburos en mayo de 2006, el gobierno sentó soberanía sobre las riquezas mineras nacionales -antes en manos de trasnacionales-, recuperó el control de las empresas estratégicas, al tiempo que comenzó a priorizar la industrialización nacional.

Con las ganancias de las empresas estatales, nacieron varios programas de respaldo a grupos vulnerables como niños (Bono ‘Juancito Pinto’), embarazadas (Bono ‘Juana Azurduy’) y ancianos (Renta Dignidad).

Durante la época del Estado colonial, los pueblos indígenas estaban excluidos de los asuntos del Estado, restringiendo su cultura al ámbito folclórico. Con el gobierno del MAS este panorama cambió. Desde 2007, Bolivia es el único país que ha refrendado mediante una ley la Declaración de las Naciones Unidas sobre los derechos de los pueblos indígenas.

Autoridades subrayan que las luchas y sacrificios de los campesinos y pueblos originarios son el sostén del proceso de cambio, cuya fortaleza y capacidad para sortear las crisis emanan del acompañamiento de los movimientos sociales en la defensa de la soberanía y reivindicación histórica de los sectores más oprimidos.

Al respecto se constata un sinnúmero de legislaciones y la voluntad política de empoderar a sectores antes marginados como las mujeres, los jóvenes y los propios indígenas.

Según informes oficiales, el país altiplánico es el segundo con mayor representación de féminas en la ALP, después de Ruanda. Más del 50 por ciento de los 166 legisladores son mujeres, mientras 41 curules están ocupados por indígenas y 29 por jóvenes, sector que antes carecía de representación en el órgano legislativo.

En 180 años (1825 a 2005), el país tuvo 23 ministras. Desde 2006 hasta enero de 2017 se han nombrado a 47 mujeres al frente de distintas carteras de Gobierno (1).

Para entender este proceso revolucionario de cambio hay que mencionar la ruptura del BUEN VIVIR con relación al eurocentrismo y a la colonización.

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http://www.alainet.org/es/articulo/185429

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FOTO: Europarlamentaria Lola Sanchez (Podemos) presenta libro de Morsolin en el Parlamento Europeo

Presidente Mattarella rinde homenaje en Buenos Aires a víctimas de dictadura; preocupación de Vera Jarach, Madre de Plaza de Mayo cuya hija Franca fue secuestrada a los 18 años.

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El presidente de Italia, Sergio Mattarella, rindió este domingo 7 de mayo tributo a los desaparecidos de la dictadura argentina (1976-1983) en la primera actividad de su visita oficial al país sudamericano. Mattarella, que permanecerá en Argentina hasta el miércoles próximo, se reunirá con el presidente Mauricio Macri el lunes al mediodía en la Casa Rosada para impulsar inversiones y firmar acuerdos de cooperación. El mandatario italiano arribó este domingo a la mañana y por la tarde visitó el Paseo de la Memoria, un monumento que recuerda a los desaparecidos situado a orillas del Rio de la Plata. Bajo la lluvia recorrió el lugar junto a representantes de Madres y Abuelas de Plaza de Mayo.

Mattarella recibió el saludo de Vera Jarach, una ciudadana italiana y Madre de Plaza de Mayo cuya hija Franca fue secuestrada a los 18 años en la capital argentina, en junio de 1976. Franca fue torturada en la cárcel clandestina que funcionó en la Escuela de Mecánica de la Armada (ESMA) hoy convertida en un Museo de la Memoria y se cree fue víctima de los llamados “vuelos de la muerte” en los que los prisioneros eran narcotizados y arrojados al mar.

“Estamos en un momento muy preocupante, conocimos de la Corte Suprema un fallo que nos hace pensar que pueden suceder cosas gravísimas que hoy o mañana nos podemos encontrar a los torturadores y asesinos de nuestros hijos por la calle”, le dijo Jarach.

Junto a otras Madres y Abuelas, Jarach solicitó de Italia “solidaridad” por el fallo conocido el miércoles pasado que reduce la pena a un agente de inteligencia condenado por torturas durante la dictadura, decisión que puede abrir la puerta para que centenares de condenados por crímenes de lesa humanidad puedan solicitar igual beneficio.

“La fuerza de la verdad no se puede parar, deben tener confianza”, les respondió el mandatario.

Organismos humanitarios convocaron a una marcha de repudio a ese fallo el miércoles.

EL OBSEVATORIO SOBRE LATINOAMERICA SELVAS DE MILAN HA DOCUMENTADO EL PROCESO ITALIANO CONTRA OFICIALES DE ESMA RESPONSABLES DE LA DESAPARICION DE CIUDADANOS ITALIANOS EN 2007.

INFO

http://www.orvietonews.it/sociale/2007/03/15/dall-aula-bunker-della-corte-d-assise-di-roma-cinque-ergastoli-ai-militari-argentini-ricordiamo-le-madres-del-premio-ai-diritti-umani-citt-di-orvieto-2006-13651.html