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Il pericolo del Gattopardismo nelle elezioni colombiane. Articolo di Cristiano Morsolin su VITA

libro parlamento

Il pericolo del Gattopardismo nelle elezioni colombiane. Articolo di Cristiano Morsolin su VITA

 Il Paese latino americano torna al voto dopo le elezioni parlamentari di marzo che hanno visto il predominare del centro-destra. Domenica 27 maggio si vota per il primo turno delle presidenziali tra paure di brogli e inquietudini sul processo di pace ancora in atto.

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http://www.vita.it/it/article/2018/05/24/il-pericolo-del-gattopardismo-nelle-elezioni-colombiane/146960/

Antimafia andina. La risposta al narcotraffico in Colombia. Rassegna del libro di Cristiano Morsolin

 Antimafia andina. Il contributo dell’antimafia sociale e della nonviolenza alla Pace in Colombia. pp. 153, Edizioni Antropos, € 14. Marzo 2017

 a Colombia è universalmente nota come ‘il paese della cocaina’ nel quale si combatte uno dei conflitti armati interni tra guerriglie e paramilitari/esercito più lunghi della storia dell’America Latina, con effetti devastanti sulla popolazione civile. Quattro milioni di sfollati interni, sei milioni di ettari di terra usurpati, 15mila persone torturate, 60mila scomparse, 80mila esecuzioni extragiudiziarie, 11mila bambini soldato”. Questi i numeri tragici riportati da Cristiano Morsolin nel suo libro Antimafia andina. Il contributo dell’antimafia sociale e della nonviolenza alla Pace in Colombia (pp. 153, Edizioni Antropos, € 14). L’autore, esperto di diritti umani in America Latina dove vive dal 2001, ha lavorato in progetti di cooperazione internazionale ed è stato anche insignito di una menzione dall’ONU proprio per il suo operato in Colombia.

Nel suo saggio Morsolin racconta le ferite profonde di un territorio noto non solo per i suoi conflitti, ma anche per le sue bellezze e i suoi profumi. La Colombia infatti “vanta il caffè migliore del mondo”, è celebre per la purezza dei suoi smeraldi e “detiene il primato per biodiversità per metro quadro”. Purtroppo però questo Paese nel lontano 1987 decise di siglare un accordo di cooperazione internazionale con le mafie, in particolare con Cosa Nostra, per il business della droga. Da allora “c’è un ponte tra Calabria e Colombia lastricato di cocaina e denaro” che fu scoperto per la prima volta proprio dal magistrato Giovanni Falcone. Un losco giro d’affari, in cui rientra anche il nome leggendario di Pablo Escobar, che spesso con la complicità di istituzioni politiche corrotte, miete le sue vittime soprattutto tra i più giovani, per i quali “essere arruolati come sicari dai narcotrafficanti è una promozione sociale”. E così “sono 10.652 i minori di 18 anni assassinati dal 2006”. In una società che vive una costante tensione tra le forze armate rivoluzionarie (Farc) e quelle filogovernative, entrambe parimenti colpevoli di ‘crimini di lesa umanità’ rispetto alla dignità della persona, “la repressione non risolve il problema. Occorre dare una speranza di vita migliore ai campesinos delle zone depresse del Paese che non vedono alternative alle coltivazioni illecite e alla dipendenza dai gruppi armati illegali, promuovendo lo sviluppo integrale e cambiando la mentalità della gente”.

Nonostante il contesto sociale continui a essere difficile ‒ basti pensare che rimane “il terzo paese più diseguale del mondo, dove lo 0,4% dei proprietari possiede il 64% della terra” ‒ non sono mancati negli ultimi tempi alcuni coraggiosi segni di speranza. Nel 2016 il presidente Santos è stato insignito del Nobel per la Pace per l’apertura democratica che avrebbe favorito; padre Franzoi ha lanciato un’iniziativa condensata nello slogan: “No alla coca, sì al cacao”; ma è soprattutto l’impegno costante dell’antimafia sociale, il contributo dell’associazione Libera e di tanti difensori dei diritti umani, frequentemente martiri per la giustizia sociale, a dimostrare tuttora che un’altra Colombia è possibile.

Fonte:

http://www.farodiroma.it/antimafia-andina-la-risposta-al-narcotraffico-colombia/

VEDI VIDEO DELLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI:

http://www.radioradicale.it/scheda/505212/presentazione-del-libro-antimafia-andina-il-contributo-dellantimafia-sociale-e-della

 

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Paraguay: mons. Valenzuela (presidente Cep) al Te Deum per la festa nazionale, “iniquità e povertà strutturali, vincere la corruzione”. Commento di Morsolin pubblicato da agenzia SIR-Vaticano

fernando lugo abril 2018

Paraguay: mons. Valenzuela (presidente Cep) al Te Deum per la festa nazionale, “iniquità e povertà strutturali, vincere la corruzione”

17 maggio 2018 @ 9:50

Ha suscitato vasta eco anche a livello mediatico l’omelia pronunciata martedì 15 maggio dall’arcivescovo di Asunción e presidente della Conferenza episcopale del Paraguay, mons. Edmundo Valenzuela, in occasione del Te Deum per il 207° anniversario dell’indipendenza. La promozione dello sviluppo umano e il tentativo di trovare soluzioni “all’iniquità strutturale che mantiene nella povertà e nell’estrema indigenza quasi due milioni di paraguagi, negli ultimi 15 anni sono si sono riflesse in una diminuzione del divario sociale”. L’arcivescovo ha affermato che “la povertà colpisce il 29% della popolazione e il 40% dei minori di dieci anni; il 6% della popolazione e il 4% delle famiglie vive in povertà estrema o in indigenza”.

Mons. Valenzuela ha denunciato anche le iniquità nella distribuzione delle terre e la forte disoccupazione (che coinvolge un milione e 600mila persone, secondo uno studio della locale Università Cattolica. E, pur facendo notare la positiva partecipazione e l’assenza di scontri in occasione delle recenti elezioni presidenziali, ha esortato: “Per vincere la corruzione e l’impunità dobbiamo insistere, con ferma volontà, sulla riforma del sistema giudiziario e penitenziario, sulla purificazione e guarigione strutturale delle istituzioni pubbliche e sulla richiesta di giudici onesti”.

Commenta Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina: “In uno scenario dove le recenti hanno messo in luce irregolarità denunciate anche dagli osservatori del Parlamento Europeo, la denuncia dell’arcivescovo Valenzuela arriva alla conclusione della presidenza Cartes, facendo implicitamente un bilancio sia a livello di lotta contro la corruzione che contro la povertà. Va ricordato tra l’altro che all’inizio del mese un ordine d’arresto è stato emesso dal tribunale di Asunción nei confronti di Juan Pablo Jimenez Viveros, cugino del presidente uscente. Jimenez Viveros, secondo quanto accertato dagli inquirenti, avrebbe cercato di svuotare due conti correnti in dollari riconducibili a due compagnie di investimenti immobiliari, la Chai Sa e la Matriz Realty Sa. Dietro le due società, ha suggerito il quotidiano El País di Madrid, ci sarebbe un faccendiere brasiliano, Dario Messer, già ricercato dall’Interpol nell’ambito dell’inchiesta Lava Jato e considerato molto vicino al presidente Cartes”.

https://agensir.it/quotidiano/2018/5/17/paraguay-mons-valenzuela-presidente-cep-al-te-deum-per-la-festa-nazionale-iniquita-e-poverta-strutturali-vincere-la-corruzione/

 

papa e morsolin ott 2017

 

Marco Arana, Congresista de la Republica de Perú (Frente Amplio), actual Presidente de la Comisión de Pueblos Andinos y Amazónicos, comenta a Morsolin la elección nuevo cardinal peruviano Mons. Pedro Ricardo Barreto.

mons Pedro Barreto Cardenal 2018

Historica eleccion de Mons. PEDRO RICARDO Barreto a nuevo cardenal peruviano, se confirma la profecia de Papa Francisco

 Mi amigo Marco Arana Congresista de la Republica de Perú (Frente Amplio), actual Presidente de la Comisión de Pueblos Andinos, Amazónicos, Afroperuanos, Ambiente y Ecología, ex teólogo de la liberación de Cajamarca, me comenta:

“Mons. Pedro Barreto, Arzobispo De Huancayo será el nuevo cardenal de Perú. Su compromiso con la defensa de los derechos ambientales y territoriales de los pueblos indígenas es ampliamente reconocido”.

 Mi amiga Congresista Tania Pariona (Nuevo Perú) me comenta:

“Saludamos el nombramiento del Arzobispo Barreto como cardenal de Perú. Barreto fue condecorado por la @cnddhh por su defensa de los DDHH y de los más humildes en el 2010”.

Mons. Pedro Barreto nació el 12 de febrero de 1944 en Lima . Actualmente, tiene 74 años, de los cuales 47 fueron dedicados a la religión y ha ocupado varios puestos religiosos en diversos lugares del Perú.

Barreto ingresó a la Compañía de Jesús el 31 de mayo de 1961 y realizó sus estudios de Filosofía en la Facultad de la Compañía de Jesús de Alcalá de Henares, España en los años 1965 -1967 y de Teología en el Seminario “San Antonio Abad” del Cusco y en la Facultad Pontificia y Civil de Lima 1969 -1972. Además posee el título de Educador por el Instituto Pedagógico Champagnat de Lima, indica el Arzobispado de Huancayo.

El religioso fue ordenado sacerdote en Lima (Perú) el 18 diciembre de 1971.

En enero de 2003 , fue elegido como representante de los Obispos de la Selva, en el Consejo de la Conferencia Episcopal Peruana y en 2005 el Papa Juan Pablo II lo nombró como Arzobispo Metropolitano de Huancayo.

En 2011, la Asamblea Ordinaria del Consejo Episcopal Latinoamericano (CELAM) designó a Barreto como su Presidente del Departamento de Justicia y Solidaridad . Posteriormente, para el periodo 2012-2015 , fue el primer vicepresidente de la Conferencia Episcopal Peruana

En 2012, Benedicto XVI , también lo designó como nuevo miembro Pontificio Consejo de Justicia y Paz del Vaticano.

 La amistad con Papa Francisco

Una entrañable historia une al Papa Francisco con monseñor Pedro Barreto, arzobispo de Huancayo, en Perú, a quien acaba de designar Cardenal

El padre Pedro Barreto, jesuita, había llegado a Buenos Aires para un retiro a Buenos Aires. Por esos años, en la década del 80, el superior provincial de los jesuitas de la Argentina era el padre Jorge Mario Bergoglio, a quien conoció en esa ocasión y a quien le contó que su madre Elvira había nacido en la Argentina y había vivido allí hasta los nueve años. Enterado de esto, el provincial argentino dedicó una mañana para recorrer con el jesuita peruano los lugares en los que había vivido su madre. Ninguno de los dos era aún, ni siquiera, obispo, y pasarían varios años para que así sea.

En 2013, tas la elección del Papa, Francisco alcanzó a identificar a monseñor Barreto entre varios prelados durante su visita a Brasil para la Jornada Mundial de la Juventud. Al verlo y saludarlo, lo señaló con el dedo y le dijo: “Pedro Barreto pórtate bien”, para la risa de él y de varios.

Actualmente, monseñor Barreto, próximo a cumplir los 75 años, es Arzobispo de Huancayo. En el Consejo Episcopal Latinoamericano fue Director del Departamento de Justicia y Paz. Su nombre cobró fuerte trascendencia al alzar la voz por las consecuencias ambientales que provocaba el complejo minero en La Oroya, una de las ciudades más contaminadas del mundo. Por alzarse contra intereses tan poderosos, recibió amenazas de muerte. Pero no le importó.

“Jesucristo me da la fuerza para seguir en esta batalla, y poco a poco avanzamos. Nosotros no estamos en contra de la minería, de la inversión; se trata de cambiar la forma de vida y tener una empresa que no agreda a la humanidad, sino que sea responsable y segura”, aseguró a la prensa por esos años. Valiente, le tocó enfrentarse a numerosos inclusos sacerdotes y obispos, que no entendían por qué su involucramiento tan intenso en la causa medioambiental.

La lucha de monseñor Barreto se dio años antes de la publicación de la Encíclica Laudato Si, que pone de manifiesto complejidades como las que enfrentó el obispo peruano en su país. Actualmente, se encuentra trabajando intensamente en el Sínodo Panamazónico. Es vicepresidente de la Red Eclesial Panamazónica, e integra el Comité pre-sinodal.

 PARA PROFUNDIZAR

Morsolin entrevista Marco Arana, Presidente de la Comisión de Pueblos, Ambiente y Ecología del Congreso de la República y teólogo de la liberación, sobre visita de Papa Francisco a Perú

https://diversidadenmovimiento.wordpress.com/2018/01/20/morsolin-entrevista-marco-arana-presidente-de-la-comision-de-pueblos-ambiente-y-ecologia-del-congreso-de-la-republica-y-teologo-de-la-liberacion-sobre-visita-de-papa-francisco-a-peru/

papa e morsolin ott 2017

Finanza etica: Paul Singer, il promotore dell’economia civile brasiliana. Articolo di Morsolin su Vita – 3 maggio 2018

lula

Il 16 aprile scorso si è spento all’età di 86 anni lo storico segretario del Ministero del Lavoro. L’esperto di diritti umani in America Latina Cristiano Morsolin ne ripropone la relazione sul suo impegno decennale

Il 16 aprile scorso si é spento all’eta di 86 anni Paul Singer, Segretario Nazionale di Economia Solidale del Ministero del Lavoro del Governo del Brasile tra 2003 e 2015, gia fondatore del Partito dei Lavoratori PT (http://www.pt.org.br/nota-do-pt-nacional-sobre-a-morte-do-professor-paul-singer/ ), tra i principali assessori economici del Presidente Lula tra 2003 e 2010.

L’ho conosciuto personalmente durante un dibattito realizzato a Porto Alegre al Foro Sociale Mondiale di gennaio 2005.

Ricordo il suo forte impegno affinché sia lo Stato a promuovere e accompagnare migliaia di piccole cooperative nell’ambito dell’economia solidale, considerandola una “organizzazione della produzione, della commercializzazione e della finanza che privilegia il lavoro associato, l’autogestione, la cooperazione, la sostenibilitá, che mette al centro l’essere umano nella sua integralita’ come soggetto e finalitá economica”.

Paul Singer rilancia l’attenzione su economia civile e sociale, politiche pubbliche e lotta contre le disuguaglianze, temi centrali anche per Papa Francesco (vedi http://www.vita.it/it/article/2017/10/26/jeffrey-sachs-lalternativa-alla-perversione-del-capitalismo-e-la-dottr/144918/ ).

In questa occasione VITA rilancia questa relazione di Paul Singer sul suo lavoro decennale al Ministero del Lavoro del Brasile.

CONTINUA A LEGGERE:

http://www.vita.it/it/article/2018/05/03/paul-singer-il-promotore-delleconomia-civile-brasiliana/146711/

Brasil: Mons. Reginaldo Veloso Andrietta, Bispo do Jales, comentou matéria de Morsolin publicada na agencia VITA

lula

Mons. Reginaldo Veloso Andrietta, Bispo do Jales-Brasil:

Prezado CRISTIANO, bom dia.

Os dias têm sido muito cheios e tem sobrado pouco tempo para os amigos e a correspondência.

Muito obrigado pela riqueza de artigos que me envia da agencia Vita. Interessam-me muito porque sou, entre outras atividades, assistente do Movimento de Trabalhadores Cristãos – MTC, filiado ao MMTC.

É claro que a figura de Paul Singer, entre nós, é emblemática. Sua proposta de ECONOMIA SOLIDÁRIA, a partir de experiências simples e básicas, como processo educativo e produtivo, alternativo ao Sistema Capitalista globalizado, é tudo quanto precisa ser divulgado e apoiado,por todas as pessoas e entidades que visam a uma outra Economia e e a um outro Mundo possível e urgente. LULA entendeu isso. Por isso contou com sua participação em seu governo. Esperamos poder retomar essa proposta, quando conseguirmos resgatar a implementar de novo um Governo Popular, nesse país, infelizmente, submetido a um processo de desmonte e demolição de tanta coisa boa implantada num passado recente.

A memória de Paul Singer será para sempre uma bênção e uma inspiração.

Brasile: mons. Andrietta (Jales) ricorda l’economista Paul Singer. “La sua proposta va ripresa in mano”. Commento di Morsolin su SIR-Vaticano.

lula

Brasile: mons. Andrietta (Jales) ricorda l’economista Paul Singer. “La sua proposta va ripresa in mano”. Commento di Morsolin su SIR-Vaticano.

15 maggio 2018 @ 10:41

“La figura di Paul Singer è emblematica. La sua proposta di economia solidale, basata su esperienze semplici e basilari, come processo educativo e produttivo, come alternativa al grande sistema capitalistico globalizzato, dovrebbe essere divulgata e promossa da tutte le persone e le organizzazioni che puntano su un diverso modello di economia. Lula lo aveva capito e aveva puntato sulla partecipazione di Singer al Governo”. Così dom Reginaldo Andrietta, vescovo brasiliano di Jales, ricorda al Sir Paul Singer, segretario nazionale per l’economia solidale del ministero del Lavoro del Governo brasiliano tra il 2003 e il 2015, già fondatore del Partito dei lavoratori (Pt), morto lo scorso 16 aprile.
Prosegue mons. Andrietta: “Speriamo di essere in grado di riprendere questa proposta quando potremo avere un nuovo governo popolare, dato che purtroppo questo Paese è attualmente sottoposto a un processo di smantellamento e demolizione di tante cose buone avviate in un recente passato”.

Il ricordo di Paul Singer sarà sempre “una benedizione e un’ispirazione”, conclude il vescovo di Jales, che è anche assistente di Ywca-Youth Cristoo, organizzazione affiliata al Movimento mondiale dei lavoratori cristiani (Mmtc) che ha partecipato agli incontri mondiali di papa Francesco con i movimenti popolari.
“Ho conosciuto personalmente Paul Singer durante un dibattito realizzato a Porto Alegre al Forum sociale mondiale di gennaio 2005 – dice al Sir Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina -. Ricordo il suo forte impegno affinché sia lo Stato a promuovere e accompagnare migliaia di piccole cooperative nell’ambito dell’economia solidale”, considerata un’organizzazione “della produzione, della commercializzazione e della finanza che privilegia il lavoro associato, l’autogestione, la cooperazione, la sostenibilità, che mette al centro l’essere umano nella sua integralità”.
Prosegue Morsolin: “Il vescovo Reginaldo Andrietta è conosciuto a livello internazionale per sostenere il movimento mondiale della Gioventù operaia cristiana e i movimenti dei lavoratori in Brasile, che vedono violati i loro diritti sindacali per l’adozione di politiche neoliberali da parte del governo Telmer, che sta smantellando lo stato sociale costruito dal Pt con esperienze come la Bolsa Familia e il progetto Fame zero”. La Fao ha certificato che il Brasile ha già raggiunto gli obiettivi di sviluppo del millennio in termini di lotta contro la fame. “Il numero di persone che soffrono è sceso di quasi 10 milioni in 20 anni. L’obiettivo per i Governi era di ridurre del 50% la percentuale di persone che soffrono la fame, rispetto alla popolazione totale. L’anno di partenza è il 1990, l’anno prefissato era il 2015. Secondo la Fao, in Brasile la riduzione ha superato il 54%. Nel 1990, il 15% della popolazione soffriva la fame; oggi il tasso è sceso al 6,9%”, conclude Morsolin.

https://agensir.it/quotidiano/2018/5/15/brasile-mons-andrietta-jales-ricorda-leconomista-paul-singer-la-sua-proposta-va-ripresa-in-mano/

Paraguay: tensione dopo il voto e accuse di irregolarità. Padre Oliva (gesuita), “basta espropri ai campesinos e polizia speciale”. Commento di Morsolin su SIR-Vaticano.

fernando lugo abril 2018

Paraguay: tensione dopo il voto e accuse di irregolarità. Padre Oliva (gesuita), “basta espropri ai campesinos e polizia speciale”. Commento di Morsolin pubblicato dall’Agenzia SIR-Vaticano.

26 aprile 2018 @ 10:33

Tensione in Paraguay a quattro giorni dalle elezioni presidenziali, nelle quali ha vinto Mario Abdo Benítez del Partido Colorado. Il candidato sconfitto, il liberale Efraín Alegre, che ha guidato un’ampia coalizione comprendente anche la sinistra dell’ex presidente Fernando Lugo, non ha ancora riconosciuto la vittoria del suo avversario e i suoi sostenitori ieri sono scesi in piazza. L’opposizione ha denunciato numerose anomalie e irregolarità nello scrutinio, che ha visto Abdo Benítez superare il 46% e superare Alegre di quasi 4 punti percentuali, pari a circa 100mila voti.

La Missione di osservazione dell’Unione europea ha segnalato che le elezioni si sono svolte “in un contesto di debolezza istituzionale”. La capo missione, l’eurodeputata liberale Renate Weber, ha parlato di “mancanza di fiducia nelle strutture politiche e inerzia giudiziaria”. Tra i commenti del dopo-voto, da segnalare quello del quasi novantenne padre gesuita Francisco de Paula Oliva, più noto come pa’i Oliva, molto conosciuto in Paraguay per il suo lungo impegno a favore dei poveri e bisognosi. La politica, rispetto al popolo del Paraguay, è come le zecche, “che succhiano il sangue dell’essere vivente che prendono. Trasportando l’immagine a livello politico, le zecche estraggono tutta la linfa del popolo paraguagio”. Questo il giudizio sulla politica del Paraguay di padre Oliva. Una delle critiche riguarda le liste bloccate, “ricordo della dittatura”, un modo per garantire corporazioni e interessi vecchi, senza lasciare spazio a possibili novità. “Le mafie non permettono la creazione di un’autentica democrazia”, denuncia il religioso. Il gesuita, attraverso il suo profilo Facebook, chiede quattro cose al prossimo governo: “Non vogliamo che aumenti il debito con l’estero attraverso i fondi sovrani. Con il presidente Cartes si è triplicato”. Ancora, “non vogliamo neppure un esproprio in più di campesinos o indigeni. Per la Costituzione, tutti i paraguagi hanno diritto alla terra”. Inoltre, “vogliamo lo smantellamento nei dipartimenti del Nord della Ftc”, la polizia speciale, a causa della sua “condotta prepotente e piena di abusi”, così come denunciato di recente dai vescovi delle regioni settentrionali. Infine, “non vogliamo il servizio militare obbligatorio per i nostri giovani”.

“La voce del gesuita spagnolo p. Oliva è molto autorevole e ascoltata nella Chiesa di base del Paraguay, perché ha sempre dimostrato il suo impegno missionario a favore della giustizia e dei poveri”, commenta Cristiano Morsolin, esperto di Diritti umani in America Latina. Alla sua età ogni giorno si sveglia alle 5, prega per un’ora e alle 6 scrive un messaggio quotidiano di Facebook, molto seguito, prima di andare a celebrare la messa nei Bagnados, le baraccopoli della periferia di Asunción”.

https://agensir.it/quotidiano/2018/4/26/paraguay-tensione-dopo-il-voto-e-accuse-di-irregolarita-padre-oliva-gesuita-basta-espropri-ai-campesinos-e-polizia-speciale/