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La modernitá di Bogotá sotto assedio dell’immondizia e dell’insicurezza. Articolo di Morsolin su UNIMONDO

basura en bogota 4 feb 2018

In pieno centro di Bogotà, davanti al palazzo Bancolombia, esplodono due auto con alte fiamme, si sente l’eco delle bombe, la gente scappa, la zona è totalmente militarizzata dall’esercito con franchi tiratori: per fortuna non è il terrore delle auto-bombe di Pablo Escobar, ma il set cinematografico dove il Premio Nobel della Pace Manuel Santos visita lo scenario dell’ultimo film di Hollywod domenica 4 febbraio. Ecco la modernità colombiana del secolo XXI mentre la Capitale della Repubblica è sotto assedio dell’insicurezza e dell’immondizia.

Sono già cinque giorni che il Municipio non raccoglie l’immondizia, che si accumula lungo le strade nel mezzo di un malessere provocato dall’irresponsabilità del Sindaco Peñalosa; migliaia di moto stanno bloccando varie arterie metropolitane per la decisione di Peñalosa di non permettere che le moto accompagnino un passeggero (un modo normale per ridurre i costi di trasporto nell’economia familiare), come misura preventiva di fronte all’esplosione di assalti e furti, ad opera di criminali che utilizzano spesso le moto. Si prevede che stanno per essere licenziati dal Municipio 3700 operai di Agua Bogotà.

Per capire meglio la situazione occorre fare un passo indietro. Prima di Peñalosa era stato sindaco Gustavo Petro, ex guerrigliero di M19, già senatore ed esponente di spicco dell’opposizione di sinistra del Movimento Progresistas (il primo che ha denunciato il potere politico dei paramilitari, in primis di Salvatore Mancuso e la liason del narcotraffico con la ndrangheta calabrese). Il mandato di Petro era stato momentaneamente interrotto per una condanna del sindaco a 15 anni di inabilità a ricoprire i pubblici uffici, a seguito di un’inchiesta del controverso procuratore Alejandro Ordóñez Maldonado (oggi candidato presidenziale), noto per la sua appartenenza ai circoli conservatori. Pedro aveva subito tale condanna per l’accusa di gravi “irregolarità” rilevate nella sua politica di gestione dei ciclo dei rifiuti urbani; una situazione (cavalcata dagli oppositori di Petro, che non gli perdonava di aver organizzato 19.000 riciclatori in cooperative per promuovere lavoro dignitoso, cancellando i contratti di privatizzazione dei rifiuti in mano alle grandi imprese, come documentato da Unimondo) che il 18, 19 e 20 dicembre 2012 provocò gravi disagi nella capitale.

Lo stesso presidente Juan Manuel Santos non esitò a denunciare il provvedimento contro Petro come un atto di “guerra sporca” alla credibilità della nuova fase di riconoscimento e riconciliazione nazionale. Il quadro cambia, quando il 24 aprile 2014 il Tribunale Superiore reintegra Petro nelle sue funzioni, giudicando la destituzione una palese violazione dei principi fissati dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani. Petro termina il mandato, mentre la credibilità politica di Santos cresce notevolmente e Bogotà risulta determinante nella rielezione, nel giugno 2014, di Santos che nella capitale passa da un consenso di poco meno di 450.000 (del primo turno) voti fino a oltre 1.300.000 (del secondo turno)… Tuttavia alle elezioni comunali successive vince il neoliberale Peñalosa (alleato dell’ex presidente Uribe), ma per l’attuale sindaco non sono previste azioni disciplinarie dopo 4 giorni in cui non manda a raccogliere l’immondizia.

In questo contesto si stanno avvicinando importantissime (ed enigmatiche scadenze elettorali). Le Elezioni parlamentarie saranno domenica 11 marzo mentre le elezioni presidenziali in Colombia sono in programma il prossimo  27 maggio 2018: come si stanno disponendo i potenziali candidati? Petro probabilmente ci sarà.

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http://www.unimondo.org/Guide/Politica/Democrazia/La-Colombia-verso-le-elezioni-171705

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Presentato a Scampia il videomessaggio di Papa Francesco sulla corruzione (di C. Morsolin), articolo su FARO DI ROMA

papa e morsolin ott 2017

Per la prima volta in una manifestazione pubblica a Scampia ha proiettato il video-messaggio di Papa Francesco sulla corruzione, realizzato per tutto il mese di febbraio 2018, dedicato dal pontefice alla lotta alla corruzione in tutto il mondo.

E’ avvenuto Sabato 3 febbraio 2018, presso l’Aula magna della scuola superiore “Attilio Romano, nell’ambito della “Giornata del dialogo per la legalità” in memoria di Attilio Romanò, vittima della camorra; si é tenuot un dibattito pubblico con proiezione di video e la presentazione dei due libri:

– “Pane sporco. Combattere la corruzione e la mafia con la cultura”, di Vittorio V. Alberti, con prefazione del Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e la postfazione di don Luigi Ciotti (Rizzoli, 2018)

– “Corrosione. Combattere la corruzione nella chiesa e nella società”, libro intervista del Cardinale Peter Turkson con Vittorio V. Alberti e la prefazione di Papa Francesco (Rizzoli, 2017)

La manifestazione é stata coordinata da: Sergio Rizzo, vicedirettore di Repubblica e interverranno Don Luigi Ciotti, presidente e fondatore di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, l’arcivescovo Silvano Tomasi, già Osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite e segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, Don Raffaele Grimaldi, Ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane, Vittorio V. Alberti, filosofo e officiale del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Che cosa c’è alla base della schiavitù, della disoccupazione, dell’abbandono dei beni comuni e della natura? – si chiede Francesco nel video -. La corruzione, un processo di morte che nutre la cultura della morte. Perché il desiderio di potere e di possedere non conoscere limiti”. “La corruzione – il monito del Pontefice – non si combatte con il silenzio. Dobbiamo parlarne, denunciare i suoi mali, comprenderla per mostrare la volontà di far prevalere la misericordia sulla meschinità, la bellezza sul nulla”.

Vittorio Alberti: La corruzione è sempre il linguaggio delle mafie

“La corruzione non è solo un fatto di tangenti, un fatto segreto, ma determina un sacco di crimini e spesso questo non si sa”. Lo afferma in un video-editoriale per il Sir il filosofo Vittorio V. Alberti, membro della Consulta scientifica del Cortile dei Gentili, co-autore del libro “Corrosione. Combattere la corruzione nella Chiesa e nella società”. Richiamando le parole di Papa Francesco nel video sulla corruzione, Alberti ricorda che la corruzione è collegata a “tratta degli esseri umani, degli organi, alla droga, alla prostituzione”.

“Questa connessione spesso non si sa”, ribadisce il filosofo, sottolineando che “per questo occorre cultura, istruzione, educazione”.

“Un processo di morte che nutre la cultura della morte”, le parole di Francesco. “La corruzione – commenta Alberti – è come un corpo che entra in putrefazione in natura, in fisica. È lo stesso nella mentalità nostra” perché “io corrotto mi credo più sveglio e più intelligente di te e, credendomi così, creo la mia gabbia perché penso di aver capito tutto della vita. Non ho la possibilità di allargare la mia visione e rimango fermo nel mio stato”.

“La cultura della morte è la mafia”, prosegue il filosofo, spiegando che “con tutti i suoi crimini è connessa con la corruzione”. “Mafia e corruzione sono due cose diverse”, precisa, “dove c’è l’una non è detto che ci sia l’altra”. Ma “la corruzione è sempre il linguaggio delle mafie e delle organizzazioni criminali, prima ancora della violenza fisica”.

“La corruzione è una forma ideologia che scarta la possibilità della libertà di pensiero”. Alberti richiama il ricorso all’arte “per costruire insieme una giustizia possibile e una libertà”.

“L’invito di Francesco – conclude – è culturale, istruttivo, di riunificazione di etica ed estetica, giustizia e bellezza. Ed è di alta cultura politica”.

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http://www.farodiroma.it/2018/02/05/presentato-scampia-videomessaggio-papa-francesco-sulla-corruzione-c-morsolin/

PAPA EN PERÜ: “el individualismo está detrás del maltrato a la tierra y de la exclusión indígena; se tiene que hablar de una teología de la liberación de la tierra y la naturaleza” afirma el teólogo Alejandro Cussianovich. Nota de Morsolin C.

cussianovich comenta papa 2018

Con el tema “2018: Con la Infancia en el Corazón ¿Qué mensaje nos deja la visita del Papa Francisco al Perú?” se realizó la segunda edición del año del programa Dialogo Abierto de Salgalú Tv (www.salgalu.tv), el jueves 25 de enero de 2018.

Los panelistas fueron Alejandro Cussiánovich, teólogo y experto en temas de infancia y Cecilia Tovar, del instituto Bartolomé de las Casas. Ellos dieron sus impresiones sobre la reciente visita del Papa Francisco al Perú.

Alejandro Cussiánovich resaltó que el Sumo Pontífice mencione la necesidad de cuidar la naturaleza ante una “mal entendida modernidad que nos vende el sistema”. Añadió que “el individualismo está detrás del maltrato a la tierra y de la exclusión indígena” y que “se tiene que hablar de una teología de la liberación de la tierra y la naturaleza”.

“El Perú es mayoritariamente católico, pero las personas de otras religiones pueden ser aliados para esta esperanza a la que él ha llamado, por ejemplo, en el mundo indígena sobreviven muchas religiones ancestrales. Otro punto importante es la relación intergeneracional que él promueve” precisó.

Cussiánovich señaló  que las circunstancias éticas y políticas del país crearon un contexto difícil durante la visita del Papa, pero que las palabras del Pontífice fueron acertadas. Añadió que “el mensaje del Papa debe hacer reflexionar a la propia Iglesia Católica, pues la fuerza propia de la comunidad de creyentes es una fuerza que está con anemia de espíritu”.

Por último sostuvo que la sociedad peruana actualmente tiene “anemia de espíritu que debemos combatir”. “Hay una salud mental afectada, pues este es un país con una desnutrición cívica y ciudadana” remarcó Cussianovich.

El teólogo y filósofo Cussiánovich es ordenado sacerdote en 1965 por la Orden Salesiana. Se gradúa como profesor de Educación Primaria, estudia tres años de Filosofía y luego cuatro años de Teología, en la House for Theolgycal Studies en Inglaterra y en L` Êcole Supériuere de Théologie en Lyon, Francia.

Trabaja con las mujeres migrantes y trabajadoras domésticas extranjeras en Francia y acompaña a las jóvenes obreras de los años 60 de la Juventud Obrera Cristiana (JOC), lo que constituye una matriz social definitiva en su orientación profesional y pastoral.

Promueve la creación de la primera organización autónoma en manos de los propios niños trabajadores, germen de un proceso de organización latinoamericano e internacional de niños, niñas y adolescentes trabajadores.

Alejandro Cussiánovich forma parte de lo que en Perú se conoció como el Movimiento Sacerdotal Onis, entre cuyos miembros fundadores estaba el teólogo Gustavo Gutiérrez, Jorge Álvarez Calderón, Ricardo Antoncich, Romeo Luna Victoria, Julián Salvador, Wenceslao Calderón, entre otros.

Es parte de quienes en el país fueron aportando a la elaboración de Teología de la Liberación. Escribe, en 1975, el libro “Desde los Pobres de la Tierra, una teología de la liberación de la vida religiosa”, declarado herético por la autoridad religiosa y que acarrearía en 1980 su suspensión ad divinis y posterior expulsión de la Congregación Salesiana. El doctor Cussiánovich fue miembro de la Asociación Internacional de Teólogos de la Liberación y co-promotor de cristianos por el socialismo.

La Universidad Nacional Federico Villarreal (2008) y la Universidad San Marcos de Lima (2017) otorgaron a Cussianovich la distinción como Doctor Honoris Causa.

“El Papa ha colocado la necesidad de tomar en serio ser críticos frente a lo que nos vende el sistema” comenta Alejandro Cussiánovich.

 PARA PROFUNDIZAR:

El aporte de Alejandro Cussianovich a la teología y a la pedagogía de Latinoamérica. Autor: Morsolin Cristiano. Edición: IFEJANT, Lima:

http://www.ifejant.org.pe/documentos%20portada/pedag.pdf

cussianovich2 misa manthoc 2018

Sinodo panamazzonico: mons. Kräutler (Repam Brasile), “il Papa si aspetta proposte coraggiose”. Commento di Morsolin su SIR-VATICANO

papa indios2

29 gennaio 2018 @ 10:47

Continua a far parlare lo storico incontro di Papa Francesco con i popoli indigeni nel Coliseum di Puerto Maldonado, in Perú, preceduto e seguito da giornate che attraverso la rete Repam hanno visto riunirsi religiosi, vescovi e delegati dei popoli amerindi di vari Paesi dell’Amazzonia. Tra questi anche mons. Erwin Kräutler, vescovo emerito di Xingu, presidente della Repam-Brasile, figura ecclesiale di primo piano nella difesa dei popoli amazzonici del Brasile.

Il vescovo Kräutler ha trascorso decenni a combattere per i diritti dei popoli indigeni della regione del fiume Xingu, nell’Amazzonia brasiliana, oggi minacciata dalla gigantesca diga di Belo Monte. Per questo suo impegno è stato più volte minacciato di morte, ha subito un attentato che è costato la vita di un suo collaboratore, padre Salvatore Deiana di Ardauli (Sardegna), e da oltre 9 anni deve ricorrere ad una scorta per la propria sicurezza. Mons. Kräutler non nasconde al Sir il suo entusiasmo per l’incontro di Puerto Maldonado: “Il Papa ha veramente parlato di ciò che viene dal nostro cuore. I popoli indigeni hanno un messaggio da dare al mondo intero: la capacità degli esseri umani di vivere in armonia con Dio, con gli altri, ma anche con l’ambiente.

Il Papa ha citato il passo della Genesi in cui Dio chiede a Caino: ‘Dov’è tuo fratello?’. E lui risponde: ‘Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?’. Io aggiungo il passo successivo in cui Dio dice: ‘Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!’. E questo è esattamente quello che è successo, nel corso dei secoli, alle popolazioni indigene. Il sangue dei popoli indigeni grida a Dio, ma Dio dà la risposta attraverso Papa Francesco. Una risposta di amore, di tenerezza, con un nuovo sostegno a favore della sopravvivenza, non solo culturale, ma fisica, di queste persone”. In riferimento al Sinodo panamazzonico del 2019, il vescovo prosegue: “Il Papa mi ha detto che aspetta dai vescovi delle risposte coraggiose. E penso che il Sinodo per l’Amazzonia sarà un momento opportuno per presentare queste proposte coraggiose”.

Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina, commenta a questo proposito al Sir: “Proprio mons. Krautler, mons. Roque Paloschi, arcivescovo di Porto Velho (Brasile) e presidente del Consiglio indigenista missionario (Cimi), e il card. Claudio Hummes, presidente della rete ecclesiale Repam e arcivescovo emerito di São Paulo, rappresentano tre voci particolarmente autorevoli dell’episcopato brasiliano e latinoamericano, destinate ad assumere un ruolo importante nella preparazione del Sinodo panamazzonico”.

https://agensir.it/quotidiano/2018/1/29/sinodo-panamazzonico-mons-krautler-repam-brasile-il-papa-si-aspetta-proposte-coraggiose/

Mons. Roque Paloschi, arcivescovo di Porto Velho e Presidente CIMI, chiede “che questa Chiesa abbia un volto amazzonico, abbia un volto indigeno, come dice Papa Francesco”; nota di Morsolin.

repam brasil en Puerto Maldonado

Mons. Roque Paloschi, arcivescovo di Porto Velho, capitale dello stato amazzonico di Rondonia, e Presidente del Consiglio Indigenista Missionario (CIMI) ha partecipato all’incontro di Papa Francesco con 4.000 rappresentanti dei popoli indigeni e amazzonici in Puerto Maldonado e commenta:

“L’incontro del Santo Padre con i popoli indigeni è stato emozionante perché è avvenuto in modo umile, solo per sentire e vedere i sogni, le speranze e anche il grido di dolore e la sofferenza di fronte alle umiliazioni e alla rapina di un territorio. Il Papa – prosegue il presule – ha sottolineato che questo dialogo tra la Chiesa e le popolazioni indigene è decisivo; i nativi devono essere i protagonisti della loro storia. Il Papa, nel convocare il Sinodo, giustamente chiede che questa Chiesa abbia un volto amazzonico, abbia un volto indigeno.

Il Sinodo amazzonico sarà un momento molto speciale, come ha detto il Papa, per trovare nuove vie per l’evangelizzazione in questa regione, per avere una presenza qualificata tra i popoli amazzonici, affinché la Chiesa sia sempre più una Chiesa in uscita, una Chiesa samaritana, una Chiesa accogliente e a servizio, una Chiesa capace di rispettare i semi del Verbo presenti nelle culture di questa regione”, conclude Mons. Paloschi (foto).

Komentarze po wizycie Papieża: Amazonia przykładem dla współczesnego świata, RADIO VATICANA PL

PAPA INDIOS importante

Słowa Papieża skierowane do ludności tubylczej odbiły się szerokim echem na całym świecie – stwierdził obrońca praw człowieka w Ameryce Łacińskiej, Cristiano Morsolin, odnosząc się do przemówienia w Puerto Maldonado. Były to, jego zdaniem, słowa niezwykle symboliczne, które podkreślają rolę tubylców jako budowniczych dziedzictwa kulturowego i duchowego w obronie całej ludzkości w czasach, w których najważniejsze stały się interesy ekonomiczne.

W podobny sposób słowa Franciszka komentuje ojciec Gaetano Mazzoleni, antropolog i misjonarz, włoski znawca kolumbijskiej i peruwiańskiej Amazonii. Ludy tubylcze uczą świat i Kościół umiejętności rozróżnienia tego, co konieczne od tego, co zbędne. Uczą cieszyć się z życia, również w chwilach niedostatku. Misjonarz podkreśla, że jest to pewnego rodzaju wyzwanie skierowane wobec postawy konsumpcyjnej, która charakteryzuje nasze życie i stanowi zagrożenie również dla Kościoła.

mn/rv, sir

http://pl.radiovaticana.va/news/2018/01/22/komentarze_po_wizycie_papie%C5%BCa_amazonia_przyk%C5%82adem_dla_wsp%C3%B3%C5%82/1360022

El fundador de la teología de la liberación, padre Gustavo Gutiérrez encuentra el Papa Francisco en la Nunciatura Apostólica de Lima. Nota de Cristiano Morsolin

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El domingo 21 de enero de 2018, último día de su visita al Perú, el papa Francisco tuvo un encuentro con el P. Gutiérrez quien fue invitado junto a otras personalidades y miembros de movimientos apostólicos a la Nunciatura Apostólica a primera horas de la mañana. En este breve encuentro el Papa le recordó al  P. Gutiérrez la última vez que estuvieron juntos en Santa Marta en Roma.

El P. Gustavo Gutiérrez, sacerdote, teólogo y miembro de la Orden Dominica tiene una larga e importante trayectoria tanto por su aporte a la reflexión teológica como por su quehacer pastoral. Su permanente y persistente recuerdo que la opción preferencial por los pobres está en el corazón del mensaje evangélico y del seguimiento de Jesús ha marcado centralmente la reflexión teológica contemporánea en el ámbito mundial.

Este breve encuentro entre el Papa Francisco y el P. Gutiérrez expresan el caminar eclesial que desde el Concilio Vaticano II y la Conferencia Episcopal de Medellín busca regresar a lo más genuino del mensaje evangélico: encontrar el rostro de Cristo en la práctica amorosa hacia los más insignificantes.