Jeffrey Sachs: «L’alternativa alla perversione del capitalismo è la dottrina sociale della Chiesa». Speciale di Cristiano Morsolin per VITA sul workshop organizzato dalla Accademia Pontificia di scienze sociali

papa e morsolin ott 2017

Così l’affermato economista ospite di un workshop dell’Accademia Pontificia delle Scienze sociali. Tra i partecipanti anche Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina, che per VITA propone in esclusiva il racconto della tre giorni

“Il capitalismo ha prodotto anche sfruttamento e genocidi perché l’economia del mercato e dell’abuso per ottenere ricchezza ha provocato la perversione dell’essere umano e il fallimento della morale per mettere al primo posto l’avidità illimitata”, le dure affermazioni di Sachs Jeffrey risuonano nell’antica Accademia Pontificia delle Scienze sociali, fondata nel 1603 in Vaticano.

Il Boston Globe lo ha definito “il più grande ingegnere economico dopo Keynes” e il New York Times lo ha nominato “probabilmente il più importante economista del mondo”.

Sachs sostiene che “la dottrina sociale della chiesa offre una cruciale via verso un’etica globale dello sviluppo sostenibile” durante il workshop appena concluso in Vaticano (19-21 ottobre 2017).

L’incontro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, istituita da san Giovanni Paolo II e guidato dal cancelliere monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, ha per tema “Cambiare le relazioni tra Stato, mercato e società civile”, con un focus sulla globalizzazione e la quarta rivoluzione industriale.

Il professore della Columbia University (Usa) sottolinea che “Papa Francesco porta il messaggio di Gesù al cuore del capitalismo contemporaneo, ricordandoci che abbiamo bisogno di un quadro di riferimento morale per la nostra economia del XXI secolo.

Questo messaggio però è fondamentalmente sovversivo nei confronti degli atteggiamenti prevalenti nei corridoi del potere americano, a Wall Street come a Washington. Proprio per questo la sua importanza è cruciale. Troppi tra i ricchi e i potenti negli Stati Uniti sono in balia di una ideologia economica che pone il diritto di proprietà sopra la dignità umana, persino al di sopra della sopravvivenza delle persone. Troppi credono che la moralità sia il risultato del mercato.
La Chiesa ha giustamente e costantemente respinto l’idea che il diritto di proprietà privata sia sacrosanto. La Chiesa moderna, sin da quando per la prima volta ha affrontato la questione economica durante la prima rivoluzione industriale, in particolare nell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII (1891), ha giudicato con favore l’economia di mercato, ma in una forma in cui il diritto alla proprietà privata sia inserito in un quadro di riferimento etico. La moralità e la dignità umana devono occupare il primo posto e il diritto di proprietà dovrebbe essere sensibile al più alto richiamo della giustizia”, conclude Sachs.

Il Prof. Stefano Zamagni – membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, aggiunge:”Il tema Stato e mercato era già ben presente nella Rerum Novarum di Leone XIII: lo Stato deve salvaguardare i diritti degli operai. Ma oggi, di fronte ai nuovi problemi – diseguaglianze, aggressione all’ambiente, il paradosso di una felicità che oltre un certo livello di benessere cala anziché crescere, un modello di democrazia che non funziona e vede la nascita dei populismi – è necessario che scendano in campo i soggetti della società civile.

Si trova già nella Caritas in veritate di Benedetto XVI e poi nella Evangelii gaudiume della Laudato si’di Francesco. La società civile mette in gioco il dono come gratuità. Il principio della reciprocità, per una sussidiarietà circolare. In altri termini, i tre soggetti – Stato, mercato e società civile – sono chiamati ad agire in modo sistematico e continuo. Insieme, senza la tutela di uno sugli altri”.

Su questi temi, la Prof.ssa Margaret Archer Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, con il gesuita Juan Carlos Scannone (teologo argentino che insegnò greco antico e letteratura al giovane Bergoglio a Buenos Aires) hanno organizzato una ‘tre giorni’ congiunta con l’Oducal (Organizzazione delle Università dell’America Latina),  in Vaticano, riunendo una trentina di esperti provenienti dall’America Latina, Europa e Usa.

Leonardo Becchetti, professore all’Università RomaTre traccia una sintesi valorizzando il “caso italiano”:

“In questi giorni, presentando queste realtà e iniziative a colleghi economisti stranieri mi sono reso ancor più conto, di fronte al loro stupore, della ricchezza del nostro passato e del nostro presente, del valore del nostro tessuto sociale e della nostra società civile. Valore costruito attraverso le fatiche e il sudore di tanti italiani, credenti e non credenti, vecchi e nuovi, e ispirato molto spesso dalla dottrina sociale della Chiesa e dalla sua capacità di sfidare le inerzie centrifughe che in questo momento sembrano tornare di moda nella nostra Italia con una verità molto più affascinante e ricca di senso ma anche più esigente che ci ricorda che la nostra “generatività sociale” passa attraverso la solidarietà, il mutualismo, la condivisione dei rischi e delle sfide, la cooperazione che realizza superadditività moltiplicando le forze dei singoli cittadini, delle città e dei territori, rendendoli più forti di fronte alle sfide attuali. Vogliamo essere a fianco a tutti coloro che, lavorando nelle istituzioni e nella società civile, si impegnano nei fatti per il progresso verso il bene comune. Nel suo recente discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, papa Francesco ha detto che il mondo si cambia dall’interno e che la relazione virtuosa tra Stato, mercato e società civile ha un ruolo chiave per risolvere i drammi sociali del nostro tempo”, conclude Becchetti.

Luigino Bruni, docente alla Lumsa di Roma, si sofferma sulla centralità della dottrina sociale della Chiesa: “La prospettiva è quella della dottrina sociale della Chiesa ma anche quella delle scienze sociali moderne. La Chiesa su queste tematiche ha uno sguardo diverso rispetto al capitalismo dominante che sta diventando l’unica ideologia di riferimento in tutto il mondo” e “parte da un presupposto antropologico”, che mette al centro “la persona e, in particolare, gli ultimi, ricordando che oggi c’è un grande problema di diseguaglianza e delle nuove povertà che il capitalismo da solo non riesce a risolvere e che la Chiesa invece ha molto a cuore. Ricordarlo in modo solenne e con studiosi di tutto il mondo ed esperti a vario livello è già un valore in sé”. Dai lavori sta  emergendo anche “una sorta di appello a guardare l’uomo in maniera diversa”, racconta Bruni, “non come ce lo raccontano le multinazionali e nemmeno lo Stato burocratico. L’uomo è un essere meraviglioso, molto migliore. Per questo, un’altra parola che ricorre qui spesso è fiducia, speranza”. Sono parole che nel mondo della finanza e della economia occorre ripetere spesso perché sono spesso ignorate. “Ed è quanto sta facendo oggi la Chiesa”, che è rimasta “l’unica l’agenzia a parlare del bene comune e di ultimi. La Chiesa non ha centri di interessi né soldi da difendere ma ha da promuovere il Vangelo e quindi ha tutta la libertà di dire cose che certamente altri sanno ma non vogliono ascoltare e lo fa con sempre più energia e competenza, con persone qualificate, preoccupate come noi dalla distrazione del capitalismo dagli ultimi, dalla persona e dal tema dell’ambiente” spiega all’agenzia SIR (www.agensir.it ).

 Il pericolo della plutocrazia in cui crescono le diseguaglianze e anche lo sfruttamento del pianeta, denuncia Papa Francesco

«Se prevale come fine il profitto, la democrazia tende a diventare una plutocrazia in cui crescono le diseguaglianze e anche lo sfruttamento del pianeta». Lo ha detto il Papa che, nel corso di un’udienza ai partecipanti del workshop  CHANGING RELATIONS AMONG MARKET, STATE AND CIVIL SOCIETY”, ha individuato «due cause specifiche che alimentano l’esclusione e le periferie esistenziali»: la diseguaglianza e lo sfruttamento, appunto, che «non sono una fatalità e neppure una costante storica», ha sottolineato Jorge Mario Bergoglio, e «il lavoro non degno della persona umana», mentre è necessario creare nuovo lavoro, superando la «pigrizia spirituale» e svincolandosi «dalle pressioni delle lobbies pubbliche e private».

La sfida è chiara: “Andare oltre il modello di ordine sociale oggi prevalente, trasformandolo dall’interno” e “porsi al servizio dello sviluppo umano integrale. Non possiamo sacrificare sull’altare dell’efficienza – il “vitello d’oro” dei nostri tempi – valori fondamentali come la democrazia, la giustizia, la libertà, la famiglia, il creato. In sostanza, dobbiamo mirare a “civilizzare il mercato”, nella prospettiva di un’etica amica dell’uomo e del suo ambiente” (https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/october/documents/papa-francesco_20171020_incontro-pass.html

CONTINUA A LEGGERE:

http://www.vita.it/it/article/2017/10/26/jeffrey-sachs-lalternativa-alla-perversione-del-capitalismo-e-la-dottr/144918/

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