Lumsa e Faro di Roma invitano Morsolin come relatore della Giornata di studio su P. Viroche, narcotraffico in Argentina

convegno lumsa aprile 2017

Si è svolta il 6 Aprile alla Lumsa la giornata di studio promossa dal Faro di Roma sul narcotraffico e la tratta, a 6 mesi dalla morte di Padre Viroche: il sacerdote trovato impiccato il 6 Ottobre scorso nella sua chiesa a La Florida, in provincia di Tucuman, Argentina. Una giornata per ricordare chi ha sacrificato con coraggio la propria vita nel tentativo di combattere le bande criminali e ha messo in luce i danni irreparabili che spaccio di droga e prostituzione provocano sempre di più nel tessuto sociale. All’incontro alla Lumsa hanno partecipato giornalisti, magistrati ed esperti. Un tentativo di mantenere i riflettori accesi su una vicenda che non deve assolutamente passare inosservata e che il Faro di Roma ha seguito con grande attenzione.

“Proviamo orgoglio per chi lotta contro i criminali e schifo per chi difende o minimizza le conseguenze dell’utilizzo di droga” , ha affermatoFrancesco Antonio Grana, direttore del Faro di Roma , per il quale “in giornate come questa ritroviamo gli ideali che vogliamo portare avanti: le idee non volano nell’aria, ma hanno braccia e gambe per camminare”.

“Padre Viroche – ha spiegato il vaticanista dell’Agi, Salvatore Izzo – era in prima linea nella lotta contro le bande di narcos che oscurano il futuro delle giovani generazioni delle periferie del Sud America, e solo pochi giorni prima della sua scomparsa annunciava ai media di aver denunciato alcuni politici e amministratori locali come capi di un’organizzazione che rapiva e faceva prostituire ragazze nei night. La magistratura durante le indagini ha immediatamente imboccato la pista del suicidio contro ogni evidenza: molti infatti sono gli indizi che inducono alla tesi contraria, dalle percosse fotografate sul corpo del sacerdote fino ai segni di colluttazione trovati nella chiesa”.

“Padre Viroche è un testimone di giustizia. Uno di quegli eroi che non hanno avuto paura a denunciare”, ha sottolineato Patrizia Saraceno, vicepresidente del CeIS don Mario Picchi, Onlus attiva nel campo di prevenzione e cura delle dipendenze, organizzazione rappresentata al Convegno anche dal presidente Roberto Mineo. “Il mercato delle droghe in questi anni si è espanso e non tende a diminuire il suo volume. Anzi, si è addirittura diversificato. Noi tentiamo di curare le dipendenze attraverso il modello terapeutico Progetto Uomo suggerito da don Mario Picchi: l’attenzione non va focalizzata sulla sostanza in sé, ma al centro della storia va posta la persona umana. Così come ha fatto Padre Viroche con la sua comunità”.

La lotta al narcotraffico però è di estrema difficoltà “perché genera potere e s’insinua negli apparati istituzionali”, ha osservato Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina. “La situazione in Colombia – ha aggiunto – è tragica: in 50 anni di guerra civile ci sono stati 220.000 morti nello scontro tra il governo centrale e la FARC, i miliziani finanziati dal mercato della cocaina. E non dovete credere che non ci riguardi, perché ancora oggi il conflitto in Colombia è finanziato dalla ’ndrangheta calabrese.”

“Non basta parlare di narcotraffico però, bisogna parlare e denunciare la narcocultura e la narcopolitica” – ha precisato alla giornata Viroche Gaetano Mazzoleni, antropologo e missionario della Consolata – “la riforma agraria in Colombia ha fallito, e lì dove è sorta povertà la popolazione ha risposto con la scorciatoia più breve per diventare ricca: coltivare la coca. La riforestazione di zone come l’Amazzonia è necessaria, ad esempio con piantagioni di cacao che sostituiscano quelle di coca.”. Mazzoleni ha anche raccontato alcuni suoi incontri nelle foreste amazzoniche con i guerriglieri colombiani: “Alcuni si sono giustificati affermando che loro esaudiscono soltanto i desideri dell’Occidente. Un Occidente che vuole uccidersi, che non conosce gli effetti della droga. Ai guerriglieri basta che in cambio li vengano dati soldi e armi.”

I paesi produttori di cocaina infatti sono sostanzialmente tre: Perù, Bolivia e Colombia. “E’ il sud del mondo a fornire la droga al nord del pianeta che ne diviene consumatore. Ma oggi la situazione più drammatica riguarda i paesi di passaggio, come il Messico o l’Argentina, dove dalle foglie di coca attraverso vari trattamenti si produce la cocaina e i narcotrafficanti esercitano una violenza incredibile sulla popolazione per affermare il loro potere”, ha rimarcato Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire. “Sotto gli occhi di Padre Viroche era diffuso alla popolazione il micidiale ‘paco’, ricavato dagli scarti della cocaina. Ancora più dannoso di quest’ultima. Contro di lui, dopo la morte, è in corso una vergognosa campagna di diffamazione che evidenzia ancor di più i rapporti tra i narcos e le istituzioni”. Il mercato della droga non è un problema legato esclusivamente al consumatore: “Il narcotraffico – ha scandito la giornalista – uccide il consumatore. Uccide chi si oppone. Blocca gli stati con la corruzione e distrugge l’economia”.

CONTINUA A LEGGERE:

http://www.farodiroma.it/2017/04/07/giornata-viroche-narcotraffico-narcopolitica-tante-testimonianze-tanto-dolore-fabrizio-cavallina/

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