A Santos il premio Nobel, perché non alle vittime della guerra? Commenti dell’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, speciale Morsolin per UNIMONDO

 

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Mentre i mass-media italiani in generale non hanno posto la dovuta attenzione sul Premio Nobel al Presidente Santos, vale la pena ricordare le parole dell’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, segretario delegato di Giustizia e Pace e anteriormente Rappresentante del Vaticano alle Nazioni Unite di Ginevra.

“Da sempre – sottolinea l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, segretario delegato di Giustizia e Pace – la Santa Sede si è impegnata nella mediazione quando è stata richiesta di mediare per riconciliare persone o Stati in conflitto tra di loro. Lo ha fatto dai tempi di Leone XIII con la mediazione sulle isole Caroline fino a Giovanni Paolo II nella contesta tra Cile e Argentina, fino a Papa Francesco per facilitare rapporti normali tra Cuba e Stati Uniti e in Colombia tra i rappresentanti della guerriglia e il governo. La mediazione e il dialogo sono parte della tradizione diplomatica della Santa Sede”.

Per l’arcivescovo Tomasi, si tratta piuttosto di creare uno scarto con la teoria della “guerra giusta”. Una teoria – spiega – che deve essere capito come un tentativo in realtà di limitare i danni della guerra. Oggi puntando sulla non violenza focalizziamo l’impegno internazionale nel prevenire possibili scoppi di violenza, provvedendo di lavorare per una società più umana, più rispettosa dei diritti umani, più aperta al dialogo con le persone e le culture diverse in modo da facilitare l’incontro”.

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http://www.unimondo.org/Guide/Guerra-e-Pace/Pace/A-Santos-il-premio-Nobel-perche-non-alle-vittime-della-guerra-162103

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