Si apre oggi l’Assemblea Generale Onu sulle droghe (Ungass) con la necessita’ di riformare il paradigma repressivo su proposta della Bolivia, articolo di Morsolin

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Si apre oggi l’Assemblea Generale Onu sulle droghe (Ungass), che si svolge a New York dal 19 al 21 aprile 2016, ed è stata convocata dietro la spinta dei capi di Stato di Messico, Colombia e Guatemala, tre paesi affetti dalla violenza correlata alla droga. Essi chiedono alla comunità internazionale di pensare a politiche alternative alle attuali.

È innegabile che nel mondo è in atto un cambiamento: sempre più Paesi si concentrano su salute e sviluppo, sul minor ricorso alla legge penale, sul rispetto dei diritti umani, sul miglioramento dell’accesso ai farmaci essenziali.

Pien Metaal, TransNational Institute TNI di Amsterdam spiega:

“Fortunatamente, le convenzioni Onu sono abbastanza flessibili per facilitare il processo di «umanizzazione del controllo sulla droga». Ma con dei limiti: specie per la foglia di coca e la cannabis, sono sorte tensioni fra le riforme che stanno avvenendo in questi campi e la cornice legale delle convenzioni. Non è più possibile evitare un dibattito sulla natura del regime dei trattati internazionali, non più all’altezza dei tempi.

La Bolivia per prima ha sfidato apertamente il sistema di controllo globale, denunciando nel 2011 la Convenzione Unica del 1961 per poi tornare a sottoscriverla un anno e mezzo dopo con la riserva della liceità dell’uso della foglia di coca nel proprio paese. Ma anche le riforme di regolazione del mercato della cannabis in alcuni Stati degli Usa e in Uruguay mostrano tensioni fra ciò che le democrazie nazionali decidono nell’interesse dei propri Paesi e ciò che il sistema di controllo Onu prescrive”, conclude TNI.

(…)In vista della sessione speciale delle Nazioni Unite sulle droghe del 19-21 aprile, oltre mille tra personalità e leader di tutto il mondo si appellano al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban ki-Moon, perché finisca la “disastrosa” guerra alla droga. Tra gli italiani ci sono Emma Bonino, Marco Pannella, Roberto Saviano, Umberto Veronesi, don Luigi Ciotti. A renderlo noto, attraverso i Radicali Italiani, è l’organizzazione non profit statunitense Drug Policy Alliance. Gli ex presidenti di Messico, Colombia, Brasile, Cile, Nigeria, Capo Verde, Svizzera e Polonia e oltre mille personalità si sono uniti a studiosi, giuristi, religiosi, imprenditori e parlamentari (tra gli altri Sting, Peter Gabriel, Jane Fonda) per chiedere politiche alternative al sistema proibizionista del controllo mondiale della droga. “L’umanità non può permettersi nel XXI secolo una politica sulle droghe inefficace e controproducente come quella dell’ultimo del secolo” recita la lettera. “Il regime di controllo delle droghe emerso nel corso del secolo scorso – si legge nella lettera – si è dimostrato disastroso per la salute globale, la sicurezza e i diritti umani. Focalizzato sulla criminalizzazione e la punizione, quel sistema ha creato un enorme mercato illegale che ha arricchito le organizzazioni criminali, i governi corrotti, innescato la violenza esplosiva, distorto mercati economici e minato valori morali fondamentali”. “L’influenza e la diversità dei leader che hanno firmato questa lettera è senza precedenti” afferma Ethan Nadelmann, direttore esecutivo della Drug Policy Alliance, che ha promosso l’iniziativa in collaborazione con decine di organizzazioni e militanti di tutto il mondo. “Mai prima d’ora così tante voci autorevoli si son unite nel chiedere una riforma delle fondamenta delle politiche di controllo delle droghe”.

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http://www.rebelion.org/noticia.php?id=211353

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